Burocrazia o la violenza delle parole

La notizia è solo apparentemente fatua: una donna, autista dell’azienda tranviaria di Roma, perde la pazienza, ferma l’autobus che stava guidando e intima ad un passeggero di scendere, il tutto condito da un linguaggio alquanto volgare. In parole povere, sbrocca in malo modo.

Il solito benpensante, dotato di smartphone, riprende l’accaduto e lo mette in rete.

E che?

Autista a Roma perde la pazienza
Autista a Roma perde la pazienza

Solo chi non ha provato il traffico romano può restare stupito; chiunque si sia trovato in via Cavour alle 8 di un mattino feriale, consapevole che arriverà in ufficio dopo un’ora e oltre di calvario, tra clacson che strombazzano, motorini che ti passano da tutte le parti, gente inferocita che lotta per ogni centimetro come fosse una questione di vita o di morte, sa perfettamente che una reazione del genere non solo non è strana ma addirittura doverosa, insomma il minimo sindacale che ci si può attendere da un essere umano.

Credo fermamente che se si proponesse ad una squadra di SAS o di Navy Seals di optare tra il traffico romano e la giungla sudamericana alla ricerca di narcos, costoro si butterebbero a pesce e senza esitare sulla seconda ipotesi.

Ora un evento come quello accaduto a Roma può essere visto da più prospettive,  ad esempio chiediamoci: l’autista in questione è una donna, possiamo dunque immaginare quali angherie verbali, quali volgarità dovrà sopportare nel suo lavoro quotidianamente?

Il linguaggio assurdo dei burocrati
Il linguaggio assurdo dei burocrati

E poi: ma è possibile che la nostra vita, debba ogni istante rischiare di essere messa alla berlina perché un beota qualsiasi vuole un po’ di “Mi piace” sulla sua pagina Facebook?

Come vedete si tratta di temi seri e pertanto non è questa la loro collocazione; in questa rubrica badiamo alle cose insolite e qui ce n’è una notevole poiché l’Atac , l’azienda che gestisce il trasporto pubblico a Roma, comunica di aver sospeso l’autista, con queste parole.

«Avuta contezza dell’accaduto,  Atac ha disposto la sospensione dalla mansione dell’autista protagonista dello spiacevole episodio. Gli approfondimenti ulteriori che l’azienda attiverà consentiranno di valutare eventuali atti successivi. Atac si scusa con la clientela»

Avete letto? C’è scritto “contezza” e non è un errore di stampa; a tal punto confesso a me stesso  la mia ignoranza e vado a cercare sul dizionario online per scoprire che si tratta di un termine molto antico. “ lett. Conoscenza, cognizione, informazione: queste parole m’eran sì piaciute, / ch’io mi trassi oltre per aver contezza / di quello spirto, onde parean venute (Dante Alighieri).  Avere, prendere, ricevere contezza di qualcuno, di qualcosa, venirne a conoscenza.

Ora io penso al burocrate che ha scritto il bollettino incriminato;  questo tizio deve aver covato questa parola assurda per anni, chiedendosi quando avrebbe potuto  usarla, perché non puoi mica dire ad un amico: “Ho avuto contezza del tuo compleanno e volevo farti gli auguri” rischi di restare senza amici.

Ed ecco che alfine la nostra autista gli ha fornito l’occasione tanto attesa.

Così signor burocrate lei, che invece di scusarsi con i clienti dell’Atac avrebbe dovuto scusarsi con la lingua italiana, si imparenta con chi ha detto che i biglietti si obliterano o con chi ha definito i caselli dotati di Telepass, “Stazioni ad alta automazione” o con quelli che ci dicono che stiamo aspettando la terza “chiama” per l’elezione del Presidente della Repubblica.

Ma perché la nostra burocrazia deve parlare così? Per consolidare la nostra già pessima posizione che ci vede  al ventesimo posto su venticinque nella classifica sul grado di complessità della burocrazia a livello mondiale?

O più semplicemente per dare ragione a Honoré de Balzac, quando dichiarava: “Burocrazia. Un gigantesco meccanismo azionato da pigmei.”

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