Il Cantaevasore ovvero, Ma bomba o non bomba arriveremo a Lugano

E spararano al cantautore in un eccesso di gioventù

Gli spararono per amore per non farlo soffrire più

Gli spararono perché era bello, ricordarlo com’era prima

Alternativo, autoridotto, fuori dell’ottica del sistema

 

Mentre cadeva giù dalle tasche

Gli rotolavano di qua e di là

Soldi di Giuda, bucce di pesca, …………

EvasoreDice proprio così una divertente canzone di Roberto Vecchioni di tanti anni fa, a dimostrazione che il “cantevasore” non è una novità di questi giorni.

Quando ero un giovane militare in quel di Roma, parlo dunque del 1976, mi capitò di partecipare all’organizzazione di una festa di fine corso. Contattammo  un cantautore romano noto per il suo impegno politico; questi, invitato a cantare, ci chiese per mezz’ora di presenza un cachet di 150.000 lire (non stupitevi, a quei tempi lo stipendio di un impiegato statale era di 170.000 lire al mese), precisando immediatamente: metà dichiarati e l’altra metà in contanti.

Ricordo che si trattò di un brutto colpo per il mio giovane idealismo di sinistra, non grave quanto lo scoprire che il Vietnam del Nord non era proprio un esempio di democrazia e diritti umani, ma insomma ci restai parecchio male.

Ci deve essere un legame sottile ma forte tra i musicisti (o sedicenti tali) italiani e l’idiosincrasia per la dichiarazione dei redditi, perché grazie alla solita e veloce ricerca in rete leggo di Umberto Tozzi e di tale Tiziano Ferro che non conosco ma pare svolga il mestiere in questione, Cocciante, Morricone, Accardo, Renato Zero (in nomen omen), Gianna Nannini e ora Gino Paoli.

Devo ammetterlo non amo particolarmente nessuno dei citati e men che meno l’ultimo; sono cresciuto da adolescente con Chuk Berry e da giovane con Beatles, Stones, Genesis, Pink Floyd insomma con quelli che hanno cambiato la musica o addirittura, parlando dei Fab Four, che hanno cambiato la società.

Difficilmente potrei interessarmi a questi che chissà se si cambiano i calzini, però una cosa devo dirla a costoro.

Signore e signori, non so con quanto merito ma sapete di essere visti dagli italiani come un punto di riferimento? Insomma voi sareste un esempio; non vi accontentate di guadagnare in un giorno ciò che un operaio guadagna in tre mesi? Dovete anche evadere? Ci deve essere stato un fraintendimento perché è vero, voi fate musica di evasione, ma non in quel senso!

E signor Paoli, passi che anche lei si professa di sinistra, passi pure che è il presidente della SIAE (che per la cronaca non significa Siamo Italiani Alias Evasori) anche perché oggi sono pochi i presidenti di qualcosa che non abbiano pendenze con la giustizia o non abbiano provato un po’ di gattabuia, ma signor Paoli lei ha ottanta anni.

Cosa voleva farci con questi soldi in Svizzera; il gruzzolo per l’Aldilà?

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