Tranquilli, non è cambiato nulla.

La recente elezione del Presidente della Repubblica è stata letta in chiave ottimistica come un segnale di stabilità istituzionale e in chiave politica come una vittoria strategica del Capo del Governo.

Entrambe le letture sono corrette e condivisibili ma forse oggi, a mente un pò piú fredda, si potrebbero guardare gli eventi anche da un’altra prospettiva.

 

La prospettiva del cambiamento!

A ben riflettere se pensiamo ai metodi adottati da vincitori e sconfitti e se pensiamo al personaggio scelto, che si sia nel 2015 o che si fosse stati in piena Prima Repubblica, poco o nulla sarebbe cambiato, a dimostrazione che a discapito di quanto si professa, cambiare è veramente difficile se non a volte impossibile.Criceto

Noi esseri umani non amiamo il cambiamento, quello vero, e abbiamo affinato tecniche sublimi per fingere di cambiare senza cambiare mai.

Come dimenticare “Qualcosa cambi perché niente cambi” del Gattopardo di Tomasi di Lampedusa o il detto francese “plus ça change, plus c’est la même chose”?

Pare, a dar retta agli psicologi, che il vero ostacolo non sia nell’accettare il nuovo ma nel riuscire ad abbandonare il vecchio, ovvero tutto ciò che ci da sicurezza e prevedibilità.

Ma cosa vuole dire cambiare davvero e può esistere un finto cambiamento?

Ci risponde un grande teorico dell’argomento, Paul Watzlawick in un suo libro non a caso intitolato “Change”. Secondo questo famoso psicologo dobbiamo distinguere il cambiamento1 dal cambiamento2.

Il primo avviene dentro un dato sistema il quale però resta fondamentalmente immutato, mentre il secondo , quando si verifica, cambia il sistema stesso.

Facciamo un esempio: sono esasperato dal fatto che, a causa del traffico, impiego troppo tempo in macchina per arrivare al lavoro, proverò allora diverse soluzioni quali, partire prima oppure dopo, cercare itinerari alternativi, comprare uno scooter, ma ognuna di queste scelte resterà all’interno di un sistema immutato e sarà dunque un cambiamento1.

Come fare per cambiare il sistema stesso realizzando un cambiamento2?

Potrei lavorare da casa tramite il telelavoro, oppure svolgere la libera professione unendo studio e casa, ma quanti lo fanno?

Purtroppo, sempre a dar retta a famosi studiosi, il vecchio ovvero ciò che è noto e sperimentato e pertanto senza sorprese, viene abbandonato solo quando il modello da esso rappresentato è totalmente “scarnificato” e quindi inutilizzabile (Piaget) oppure quando si è di fronte al rischio del fallimento (Schein).

Ed é facile intuire il perché,  nel cambiamento2 c’è qualcosa di drastico, di definitivo che può spaventare e che potrebbe indurci solo a fingere di cambiare per non cambiare in realtà in modo sostanziale.

Quale sarebbe dunque un cambiamento2 nel nostro sistema politico? E, domanda essenziale, sono avvenuti veri cambiamenti in esso?

In linea generale possiamo dire di no, poiché non è stato modificato il contratto morale che sta alla base della vita politica, ovvero la scelta della carriera politica in qualità di chi serve i cittadini e non si serve dei cittadini, né cambierà fino a quando i nostri rappresentanti  non verranno eletti dai cittadini e non nominati dai partiti.

Per quanto riguarda il particolare evento dell’elezione del Presidente il discorso diviene ancora più intrigante; i “Grandi Elettori” in Italia, ovvero coloro che sono delegati a scegliere il Presidente, sono i deputati, i senatori e 58 rappresentanti delle Regioni, il che detto in parole povere significa che per la quasi totalità, tali soggetti non sono scelti dai cittadini ma sono un’emanazione dei partiti; da ciò si ricava che il Presidente stesso è emanazione dei partiti.

Quale sarebbe dunque il cambiamento2 in questa situazione?

Un cambio del sistema, ovvero in tal caso della Costituzione, che affidasse l’elezione del Presidente ai cittadini, ma quella si che sarebbe una novità e si chiamerebbe democrazia.

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One comment

  1. Non c’è che dire! Una posizione decisa la tua!
    Voglio lasciare da parte la questione della Repubblica presidenziale visto che al momento non lo siamo, mi concentro sul tuo tema: dove sta il cambiamento? Io il cambiamento l’ho visto e come! Se guardiamo il quadro politico italiano, in particolare se andiamo al 2013, praticamente ieri l’altro. Possiamo vedere come la responsabilità questa volta ha prevalso per il bene del Paese. A me questo sembra un grande cambiamento. Non sono in disaccordo con te, mi preme solo farti vedere il bicchiere dalla mia prospettiva, perché noi, una speranza ce la dobbiamo dare, senza illuderci ma ce la meritiamo 😉

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