C’era una volta un chicco di grano

IMG_2178Credo che il fascino di un impasto in lievitazione non abbia eguali … almeno per me. In questi anni per seguire la mia passione ho fatto di tutto … arrivando anche ad alzarmi la mattina alle 5 o addirittura nel cuore della notte per vegliare su un panettone in lievitazione.
All’inizio del percorso è stato come assistere ad una magia. Era l’invisibile che trasformava… e da un composto di sola acqua, farina e una buona dose di pazienza è stato possibile assistere al miracolo… la nascita del mio lievito naturale.
Il lievito naturale ha una propria personalità e non se esiste uno uguale all’altro… E ‘selvaggio.
Di base la sua definizione è pasta acida ossia un composto di acqua e farina che lasciato all’aria diventa terreno fertile per l’insediamento di batteri e lieviti. Ma quello che lo rende più interessante è che, a seconda delle farine utilizzate per nutrirlo periodicamente e dell’ambiente dove vive, la sua flora batterica si modifica.
E’ proprio il caso di dire che una volta che si riceve in dono un pezzo di lievito, in qualche modo si “adotta” un organismo vivente che richiede particolari cure per restare vivo… e come spesso accade tra i più appassionati, spesso ha anche un nome di battesimo .
La particolarità che lo differenzia dal lievito di birra è la sua completezza… ha una marcia in più rispetto al famigerato cubetto di lievito di Birra. I batteri lattici di cui è composto ci aiutano ad assimilare i nutrienti presenti nelle farine che altrimenti andrebbero persi e, attraverso le lunghe lievitazioni che richiede, migliora la sua digeribilità e quindi possiamo finalmente permetterci di mangiare una pizza o del pane senza avere  sensazioni di pesantezza e/o di sete che durano parecchie ore . Insomma come non volergli bene….???
C’è però a mio parere anche il lato “ZEN” della faccenda …fare il pane è come un rito…richiede pazienza e tempo e ci aiuta a riappacificarci con il “tutto subito” della vita quotidiana, per riscoprire gusti e sapori perduti .
Ma ora parliamo un po’ della sua storia che è tutt’altro che recente e strettamente legata a simbolismi religiosi al pari del vino e dell’olio ….

La scoperta della lievitazione naturale viene attribuita agli antichi egizi, che poi si dice la tramandarono al popolo ebraico. La leggenda parla di una inondazione del Nilo che raggiunse alcuni granai e dei sacchi di farina che a contatto con l’acqua, aiutati anche dalle condizioni climatiche, crearono l’ambiente necessario alla proliferazione e all’insediamento dei lieviti e dei batteri, facendo così scoprire il fenomeno della lievitazione.

Da allora si iniziò ad utilizzare impasti lievitati, anche se lo studio approfondito e scientifico del fenomeno fu possibile solo dopo che Pasteur a metà del 1800 fece le prime scoperte microbiologiche.
Esiste però un’altra versione che fa risalire la scoperta a epoche ancora più antiche. Infatti in periodi preistorici il grano era già conosciuto e utilizzato come alimento e le mamme, per nutrire i propri piccoli masticavano e riducevano in poltiglia i chicchi; la pappa così prodotta veniva portata alla bocca del bambino per nutrirlo.

Ciò che avanzava però non veniva buttato ma conservato e dopo poco tempo la “pappa” iniziava a produrre delle bolle e lievitava (complici anche alcuni enzimi contenuti nella saliva e i batteri presenti nell’aria). Ecco che la pappa cotta su pietre roventi creava le prime focacce della storia.
Il passaggio della “pappa” dalla mamma al bambino secondo alcuni studiosi (Desmond Morris) avrebbe gettato le basi per quello che ai giorni nostri è diventato il bacio ….. mi piace pertanto pensare che il “Pane” ha le sue origini in quell’atto di amore e di nutrimento tra la mamma e il suo bambino da cui tutti abbiamo origine.

Cit: Articolo Pane:Frutto di un bacio d’amore di Walter Cricri

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