Gli intoccabili; le caste d’Italia

Prendiamo due notizie recenti o meglio, più che le notizie esaminiamo le reazioni che hanno generato; comprenderemo così alcuni aspetti della cultura nazionale che forse non saranno gradevoli ma ricordiamo che la cultura di un popolo influenza in modo determinante i comportamenti e le scelte di persone ed istituzioni e a nulla possono leggi e politica se provano a contrastare la cultura stessa.

Veniamo dunque alle notizie.

È legge alfine la responsabilità civile dei magistrati. La vecchia legge Vassalli viene ampliata poiché così com’era indeboliva molto la possibilità dei ricorrenti inoltre il concetto di colpa grave ora comprende  la negligenza grave e il travisamento del fatto e delle prove.

Vibrata protesta dell’Associazione nazionale magistrati per bocca del suo presidente Rodolfo Sabelli, egli dichiara che la legge va “contro le garanzie dei cittadini”, perché la parte più forte potrà alterare l’equilibrio di un processo.

Chi avesse la fortuna e la ventura di poter parlare con il dottor Sabelli dovrebbe sconvolgerlo con una rivelazione esplosiva: la parte più forte, signor giudice, altera gli equilibri da sempre!MAgistrati responsabilità civile

Il più forte si procurava più cibo, più donne quindi più sopravvivenza del suo gene quando i nostri antenati si vestivano di pelli e pellicce perché non avevano ancora inventato gli animalisti ed hanno proseguito così nei secoli, avendo le case più belle, i medici e le cure migliori, comprando gli avvocati più famosi fino ad ottenere visibilità e consenso dei media.  Pare che una società perfettamente paritetica l’avessero realizzata i pellerossa. Forse è per questo che li hanno sterminati.

Ed eccoci alla seconda notizia con relativa reazione indignata.

Il Ddl concorrenza e liberalizzazioni ha generato varie reazioni ma sancirebbe (il condizionale è d’obbligo perché non sappiamo se e come verrá modificato in Parlamento) la riduzione dei casi in cui dovremo rivolgerci al notaio con i costi altissimi che ciò prevede. In pratica  nelle compravendite sotto i 100mila euro, ci si potrá rivolgere all’avvocato come d’altronde avviene giá in tanti paesi.

Prevedibilmente il Consiglio del notariato non lamenta la perdita di guadagni ma denuncia la possibile infiltrazione di mafia e camorra (e perchè non considerare anche la peste bubbonica, le cavallette e le altre piaghe dell’Egitto?) oltre ai rischi di abusi e frodi, in particolare rispetto alle fasce più deboli, con quella attenzione al sociale tipica di questa categoria.

Il notaio oggi non è quello che portava il mantello a ruota nel piccolo paesino innevato come nei versi di una vecchia canzone, bensì un privilegiato residuo ottocentesco che mediamente guadagna 250.000 euro l’anno, appena inizia la professione ha un reddito minimo garantito che farebbe felice almeno quattro cassaintegrati e, ciliegina sulla torta, pur potendo avere redditi da libero professionista ha le garanzie di un pubblico ufficiale giacche i clienti gli arrivano in automatico. Stante la nostra legislazione infatti è praticamente impossibile non incappare in un notaio che spesso guardando la nostra carta di identità certifica che noi……siamo proprio noi. Accidenti!!!

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La riflessione principale che emerge da questi eventi è che non c’è bisogno di andare in India per vedere la divisione della società in caste. Dalla loro esistenza derivano gli altri problemi enunciati oltre naturalmente ad un frustrante immobilismo. Si legga anche per chi volesse approfondire l’argomento nella prospettiva di un’altra casta intoccabile, quella dei docenti universitari, il bell’articolo sul Corriere on line di Ernesto Galli della Loggia

Ma quante belle caste

Un vizio tipico italiano è quello di addebitare tutti i mali della società alla politica; il detto popolare “piove, governo ladro”  rende bene l’idea. Una delle accuse che spesso si rivolge ai nostri politici è quello di aver creato e di continuare a difendere una casta ovvero un gruppo chiuso che gode di benefici impensabili per noi comuni cittadini. Direi che solo un pazzo potrebbe dissentire da questa accusa ma con un bel pò di malafede gli accusatori dimenticano che in Italia ci sono tante caste e non solo una.[1]

Cito a caso?

I tassisti che che scioperano ogni volta che si minaccia il numero chiuso. I notai che non parlano di numero chiuso ma lo chiamano ipocritamente numero programmato. I farmacisti che hanno protestato contro la vendita di alcuni farmaci nei supermercati e ora gioiscono perché con i farmaci di fascia C la casta è stata salvaguardata. E si potrebbe continuare per molto.

Ciò che si finge di ignorare è che una societá divisa in caste tende naturalmente ad autoconservarsi e rifiutare l’innovazione e tutto ciò sempre a scapito dei semplici cittadini.

Non lo dico per me ma per i clienti, i cittadini, per il bene superiore……

Ogni volta che un cambiamento minaccia una casta, il bramino di turno lancia addolorati allarmi che, chissà perché, non paiono del tutto sinceri. Infatti mai nessuno dice che sente minacciato il reddito della categoria o la sua intoccabilità ma si paventano sempre danni ai più deboli, infiltrazioni della criminalitá e altre catastrofi.

Insomma caste si ma altruiste e generose.

Non nel mio cortile

Con l’acronimo NIMBY (Not in my backyard ovvero non nel mio cortile) gli americani intendono quella logica in base alla quale quando, per modificare in meglio uno status quo si minaccia di scalfire i privilegi di una casta, questa non rifiuta il cambiamento, anzi lo sostiene, a condizione che a cambiare siano……gli altri.

Quindi per tornare ai gruppi predetti, i tassisti ad esempio, sostengono le liberalizzazioni ma tramite l ‘NCD hanno bloccato due importanti cambiamenti e sono altamente ostili a UBER.Uber tassisti

Il punto è che nel nostro Paese i cortili sembrano delle foreste pietrificate protette dai sistemi di Fort Knox.

Chi rompe non paga e i cocci sono tuoi

Ritorniamo al punto di partenza. Ma perché mai i magistrati dovrebbero opporsi al fatto di essere civilmente responsabili degli errori compiuti per negligenza o colpa grave? Non è quello che con un pò di buonsenso ci aspetteremmo da ogni categoria?

Invece in barba al buonsenso la cosa non è poi così scontata.

Deve farci riflettere il fatto che nella nostra lingua esiste il termine responsabilità ma non c’è alcun termine per definire come si risponde delle responsabilitá. In inglese invece abbiamo responsibility e accountability.

 Prendiamo qualche caso pratico.

  • Se dopo aver acquistato una casa scopriamo che vi erano ad esempio delle opere abusive il notaio che ha effettuato il rogito non è responsabile della cosa.
  • Se l’Agenzia delle entrate sbaglia nell’inviare una cartella esattoriale e ci obbliga a pagare un commercialista per capirci qualcosa oltre  a farci perdere del tempo, chi ha commesso l’errore non è responsabile.
  • Non è da molto, per restare nel campo, che è stata definita la responsabilità dei commercialisti per cui fino a non troppo tempo fa, loro sbagliavano e il contribuente oltre a pagarli doveva anche sobbarcarsi le multe eventuali.
  • Per anni ogni governo ha declinato ogni responsabilità accollandola all’opposizione che fa ostruzionismo, alla burocrazia, ai partiti alleati.
  • In qualunque albergo, ristorante, parcheggio o che dir si voglia, sará facile trovare un cartello che dichiara: la Direzione declina ogni responsabilità…..

Insomma diciamocelo: noi siamo un Paese a irresponsabilità illimitata.

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4 commenti

  1. Infuriano le polemiche sull’ultimo dll concorrenza.A parte i rischi,per i cittadini che una società di pura consulenza parabancaria,renda gli avvocati puri suoi dipendenti( cosa che non gli auguro e non auguro) e persegua i suoi fini,esempio americano docet,vi sono differenze tra avvocati e notai.Non è questione di bravura ma di diversità.Gli avvocati ,i notai,persiono i giudici sono semplicemente diversi tra loro
    Gli avvocati e/ o giudici dirimono una controversia specifica, perciò adempiono a un interesse dei ” contendenti”, dai quali i giudici devono essere indipendenti.
    I notai perseguono ad un tempo gli interessi delle parti e dei terzi e dello Stato in genere. I notai che per questo non sono ancelle dei giudici e avvocati: almeno sono diversi da loro.
    La nostra vera caratteristica è questa funzione pubblica intesa non solo come servizio allo Stato ma rivolta al pubblico ,dando al pubblico ,operatori economici o no, DATI CERTI e attendibili. Non solo tutela delle parti, della parte debole o servizio per lo Stato, ma elaborare, “creare”, fornire dati certi e attendibili per tutti.Anche di coloro non ancora nati ma che un domani vorranno sapere informazioni sul bene.
    Questo è un valore aggiunto per la società e raggiunto in modo economico per lo Stato e la collettività. Che ci differenzia pure dai giudici. Che partono da una richiesta di parte, risolvono una controversia, affermano un principio di diritto, ma prima di tutto per le parti e solo indirettamente, come precedente può servire ad altri. Tanto è vero che nell’uso delle sentenze, come precedenti si dovrebbe sempre tenere conto, non prescindendo, della vicenda che la origina.I giudici sono tenuti alla tutela giurisdizionale e devono decidere “su tutta la domanda e non oltre i limiti di essa” (art.112 cpc), cioè il giudice deve decidere, ma è condizionato dalla domanda, che precisa l’oggetto e l’ambito decisorio…stabilendo che i limiti della decisione debbono coincidere con i limiti della domanda.Gli avvocati sono ancora più dei giudici”condizionati”dalla controversia e dall’interesse della loro parte.
    Sulla chiusura dei notai
    Cosa è un oligopolio? Veniamo all’essenza dell’argomentazione.Troppo facile rispondere un mercato dove vi sono poche imprese .Ci sono criteri per appurare quante poche devono essere e questi criteri potrebbero essere favorevoli ai notai . Vediamoli.
    Le teorie dei mercati concorrenziali affermano che meno concorrenza si trova un’impresa ,maggiore è il suo potere di mercato,cioè la capacità di fissare il prezzo al di sopra del costo marginale.Perciò sono,in genere due le domande che scaturiscono,una relativa a quanto potere di mercato esercitano certe imprese ,un’altra relativa a quali siano i principali fattori che determinano il potere di mercato.Assume rilievo il numero delle imprese ,la loro dimensione relativa.Per questo un indice che colga il numero e la dimensione relativa delle imprese diventa utile. Si tratta del c.d indice HHI, cioè indice di Herfindal-Hirschman. Cosa dice?
    In un settore bisogna, per vedere se c’è un oligopolio, calcolare la somma dei quadrati delle quote di mercato delle imprese operanti nel settore.
    La quota di mercato è la percentuale del fatturato totale del settore in capo alla singola impresa.L’indice HHI è la somma al quadrato delle quote di mercato delle imprese presenti in un’industria.
    Orbene se fossimo nel campo del trasporto aereo in Europa dovremmo calcolare la percentuale, la quota di mercato di Air France, Ryanair e Luftshansa per esempio, sempre che esistano solo queste tre.
    Se la prima, francese, ha una quota di mercato del 60%, la compagnia low cost del 25% e la tedesca del 15%, avremmo un indice HHI fatto da 60 al quadrato più 25 al quadrato piu 15 al quadrato. Totale 4450. Cioè c’è oligopolio. La Federal Trade Commission considera un indice sotto i 1500 mercato concorrenziale, un indice superiore a 2500 oligopolio, un indice intermedio da valutare. Si tenga conto che ricorrendo al quadrato della quota di mercato, il calcolo dell’HHI produce valori sempre più grandi all’aumentare della quota di mercato delle imprese che dominano il settore.Proviamo a verificare. Se le quote di mercato al quadrato dei notai liguri, se l’ambito territoriale è la Liguria o dei notai italiani, se è l’Italia non superano in totale i 1500 di che parliamo?
    Ma poi il nostro settore quale deve essere?Non è l’autentica di questo o quello,ma il controllo della legalità,il controllo ,in modo indiretto o diretto,su come vengono erogati gli altri servizi,quello dell’agente immobiliare,quello della società di costruzione,quello dei commercianti che per intraprendere vogliono farlo costituendo una società.E’ possibile se si definisce così la nostra attività applicarvi l’indice HHI,che pure probabilmente ci darebbe ragione?
    Cari saluti
    Francesco Felis

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    • Gentile notaio Felis,
      grazie per la completezza e la capacità di approfondimento della sua risposta. Temo però a tal punto di essere stato frainteso; io non penso (posto che il mio pensiero possa avere un qualche peso) che la professione del notaio sia inutile ma credo che sia eccessivamente protetta, inoltre mi sembra che al cittadino non sia data possibilità di scelta.
      Sarebbe bello che una sana dialettica partisse da due assunti che potremmo condividere:
      1) i notai servono alla comunità
      2) la comunità ha diritto ad un certo quoziente di liberalità

      Ad esempio; se acquisto una casa nuova da un costruttore affidabile perché non posso avere una strada più agevole che il rogito notarile? Ancora: perché, se il lavoro rimane essenzialmente lo stesso, pagherò cifre ben diverse se acquisto un appartamentino oppure una villa di grande valore? Ci sono una serie di atti che per la loro routinarietà possono essere affidati anche ad altri professionisti? Cosa dell’esperienza estera può aiutarci e cosa invece è meglio lasciare com’è?

      Insomma mi piacerebbe (ma suppongo di star sognando) una discussione aperta che veda naturalmente coinvolti voi in primis, ma anche le associazioni dei consumatori e altri professionisti per apportare delle modifiche ad un ordinamento non per smania di populismo ma neppure di protezionismo.
      Qualora fosse possibile ci piacerebbe ospitare pareri di vario genere nel nostro blog.

      Comunque grazie per la sua disponibilità e cortesia

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    • Gentile notaio Felis,
      aggiungo a quanto osservato da maxtom2015 alcune mie osservazioni.
      1) sull’efficacia della funzione notarile: ho assistito come testimone diretto a un caso di un immobile passato attraverso due compravendite consecutive senza che venisse rilevata la difformità tra lo stato del bene e lo stato degli atti, e l’ultimo proprietario si è trovato con il cerino in mano a dover pagare condoni e atti amministrativi, ricevendo dall’ultimo notaio la classica risposta: “non sono responsabile”;
      2) ancora sull’efficacia della funzione notarile: in occasione dell’acquisto della mia abitazione principale ho dovuto correggere personalmente due volte l’atto di compravendita, la prima volta erano stati addirittura scambiati compratore e venditore!
      3) sull’indice di concorrenza: do per scontata la correttezza formale di quanto lei osserva, ma se i presunti concorrenti “fanno cartello”, come è di recente avvenuto per le assicurazioni, la concorrenza cade; a me sembra che le “tariffe minime per le prestazioni notarili” imposte dai vari Consigli Notarili, siano una forma di “cartello legalizzato”, nulla di illecito a termini di legge, ma certo non adatto alla formazione di prezzi di mercato.

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  2. Massimo evito di fare commenti su quanto scritto dal notaio, non sono in grado
    Condivido in pieno quanto da te analizzato, in riferimento alla frase finale
    vorrei precisare che un paese è fatto di persone, quindi tutti irresponsabili, chi più chi meno, pertanto tutti abbiamo contribuito a renderlo tale.

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