Salviamo il nostro cibo!

Avete mai sentito parlare di food sharing? Sicuramente sempre più spesso ci stiamo abituando al concetto di sharing, condivisione, ed è proprio di questo che avevo intenzione di parlarvi oggi, perché Bologna pare essere la città italiana dello start up di questa iniziativa che tuttora non è  concreta ma più che altro una neonata sensibilità culturale.  Ecco il sito: www.scambiacibo.it/ che è ancora un laboratorio sperimentale dove chi vuole può offrire cibo che diversamente andrebbe buttato.image

Devi partire per una vacanza e hai in casa frutta e verdura che si sciuperebbe nel frigorifero? Hai organizzato una festa e ogni ospite ti ha portato una torta salata? Fotografi il manicaretto e lo posti sul sito indicando dove ti trovi e quindi chi può mangiarlo al posto tuo. Bellissima iniziativa! Di quelle che scaldano il cuore e ti fanno pensare che la tecnologia può avvicinare le persone più di quanto pensiamo oggi. Ma non posso limitarmi a parlarvi solo di questo perche il percorso  che il nostro cibo fa prima di arrivare sulle nostre tavole è articolato, purtroppo lo spreco alimentare parte molto prima del frigorifero, addirittura dal campo di coltivazione.

Eh sì….le motivazioni sono la mancanza dei requisiti estetici (frutta colpita da grandine ad esempio) e  il costo di raccolta troppo elevato e quindi controproducente. In un anno solo in Italia riusciamo ad abbandonare nei campi il fabbisogno totale di un’altra Italia, quindi la metà della produzione! Poi c’è la catena di distribuzione, il primo anello in particolare, le cosiddette cooperative di primo grado piuttosto che le organizzazioni dei produttori che per tutelare il mercato stesso, ritirano quote di mercato per evitare il “crollo dei prezzi” (una vera assurdità!). Va detto che una parte seppur minima, di questo raccolto viene destinato gratuitamente alle fasce deboli della popolazione e all’alimentazione animale. Faccio fatica a definire un vanto questo passaggio che pare praticare solo l’Italia in Europa, ma che comunque recupera non più del 4,4% del totale di scarto che in questa fase è quantificabile in circa 70.000 tonnellate in un anno.image

Se guardiamo invece all’industria, la forbice dello spreco si allarga ancora visto che aggiungiamo carne, prodotti caseari e bevande, il tutto scartato a causa del deterioramento delle confezioni e disallineamento delle tempistiche di consegna rispetto alle scadenze. Arrivando poi al penultimo anello della catena di distribuzione tutti, entrando in un supermercato o in un negozio al dettaglio,  possiamo vedere in modo  evidente che molti prodotti non arriveranno nelle nostre case. Recentemente si è cominciato a dare spazio alle super offerte per i prodotti a scadenza ravvicinata che fino a qualche anno fa venivano ritirati dai banchi.

C’è ancora però tanto da fare, più che sui banchi proprio nelle  teste nostre e di chi gestisce il business alimentare; sicuramente anche la legge potrebbe dare una mano.

E torniamo ai nostri frigoriferi traboccanti di un “bendidio” sopravvissuto a tutta le selezioni precedenti. Mi sento di dire che definire il food sharing la risposta è come tinteggiare una casa diroccata e pericolante con la presunzione di averla ristrutturata.

Questa emorragia di cibo verrà risolta quando ciò che adesso per noi è speciale, diventerà normale nella testa di chi tiene in pugno l’intero sistema, quando ci si chiederà come, seppur rispettando le regole di mercato, la ridistribuzione di scarto diventerà una colonna portante sul quale il sistema si basa. Al momento credo che ogni “giro di spreco” non sia altro che un fastidio in più per lo smaltimento, qualcosa da mettere sotto il tappeto.

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3 commenti

  1. Oggi,una legge miope e restrittiva rende difficilmente praticabile il poter donare alimentari in eccedenza o vicini alla scadenza.
    Nell’assoluto rispetto delle norme igieniche e della salute,si potrebbe gestire in modo diversa questa situazione e far diventare un circolo virtuoso ciò che oggi è un problema da smaltire.

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    • Hai ragione Walter, qualcosa però si sta muovendo è così deve essere se vogliamo avere semplicemente un po di buonsenso. Ho firmato proprio ieri una petizione che ti girerò

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