La riforma della scuola che vorrei e i tacchini sugli alberi

Si dice che una volta chiesero al capo del personale di una grande azienda anglo-americana se, secondo lui, fosse possibile insegnare a qualcuno un mestiere per il quale non fosse naturalmente versato.

La sua risposta fu: “Si può addestrare un tacchino a salire sugli alberi ma è meglio cercare uno scoiattolo.”

In ogni mestiere esiste una componente che sarebbe auspicabile fosse innata nella persona, l’empatia in un medico, la capacitá di ascolto in un commerciale, la visione strategica in un politico,  ma in un caso questa componente diviene essenziale: l’insegnamento, poichè l’influenzamento di un docente nei confronti di un allievo è determinate, specie nell’infanzia e nell’adolescenza.

Il mio professore di filosofia al liceo era ignorante in modo imbarazzante ed altrettanto vendicativo; noi compagni di classe, riempimmo un piccolo quaderno con i suoi strafalcioni e ci divertivamo a leggerlo in gruppo, quale misera consolazione di tre anni di angherie. Una volta disse che l’uomo non può vivere solo come il Robinson Crusoe di Oscar Wilde e io, che allora ancora non avevo imparato a conoscerlo, osai dire: intendeva di Daniel Defoe professore? E trascorsi gli anni successivi a recuperare con fatica l’insufficienza che beccai per la mia dabbenaggine.

Il professore di matematica invece era un autentico genio, quando spiegava riempiva lavagne e lavagne di formule, con lo sguardo perso nel suo sogno. Il problema era che non aveva la minima percezione di quanto noi seguissimo e comprendessimo ciò che diceva; il risultato di tutta la classe alla maturità fu catastrofico.

imageLe circostanze della vita mi hanno dato tre figli (splendidi) il più grande dei quali ha 34 anni e la più piccola 13 e ho seguito la loro vita scolastica comprendendo che in questi anni, a parte il calendario, non è cambiato che poco o nulla. Senza pensare assolutamente a sterili generalizzazioni, sento di professori che trattano gli allievi in modo sprezzante e offensivo (si può mai dire ad un’allieva che fa schifo?), altri che puniscono tutta la classe dando compiti in più, perchè non sanno capire chi fa davvero chiasso, e trasferiscono così il doppio messaggio negativo di compiti uguale a punizione e giustizia come desiderio di vendetta. Per non parlare di docenti di informatica che non sanno accendere un computer o di supplenti che mettono in discussione i metodi didattici del loro predecessore.

La buona scuola

L’attuale riforma appena varata ha scatenato reazioni di ogni tipo, come d’altronde accade per ogni tentativo di cambiamento, e io confesso di non avere la competenza per giudicarla nel merito, anche se la conoscenza del mondo del lavoro come consulente, mi fa concordare in buona parte con ciò che sostiene Roger Abravanel in un suo recente articolo sul Corriere della Sera Vai all’articolo. C’è però una piccola riforma che mi permetto di proporre. image Gli insegnanti sono considerati abilitati se mostrano di essere competenti nella materia che insegneranno, non credo però che vengano opportunamente valutate le loro competenze emotive, il loro equilibrio psicologico giacché insegnare è attività molto stressante, la motivazione intrinseca, il loro desiderio altruistico di far crescere gli allievi. Sono queste competenze che si possono definire “trasversali” , che andrebbero valutate da professionisti idonei, anche perchè le competenze da trasferire negli allievi oggi sono molto diverse da quelle necessarie solo un decennio fa. Questa sarebbe veramente una rivoluzione nella nostra scuola. Un giovane docente con gli anni studierá e imparerá sempre meglio la sua materia, fará l’esperienza che solo il tempo può dare ma le competenze appena dette o le avrá innate potenzialmente nel proprio profilo o nulla potrá dargliele.

Insomma per i nostri figli cerchiamo scoiattoli e lasciamo perdere i tacchini.

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