Il figlio di Lupi e la moglie di Cesare

Si narra, a dar retta a Plutarco storico serio e affidabile, che circa negli anni 60 a.C. vi fu un processo per una presunta infedeltà coniugale di Pompea, moglie di Giulio Cesare; questi si dichiarò convinto dell’innocenza della moglie, ciononostante

Incisione dalla Storia di Roma di Lodovico Pogliaghi
Incisione dalla Storia di Roma di Lodovico Pogliaghi

la ripudiò e, ai giudici che gli chiedevano perché avesse divorziato, rispose con la frase divenuta poi celebre: “La moglie di Cesare deve essere al di sopra di ogni sospetto”.

Insomma, sosteneva il grand’uomo, non importava che sua moglie giuridicamente fosse innocente. Per la posizione che ricopriva, che oggi definiremmo di first lady e all’epoca non so come definissero, non doveva neppure essere sfiorata dall’ombra del dubbio.

Certo Giulio Cesare era tipo che sfuggiva le mezze misure, basti ricordare la faccenda di “Alea jacta est” cioè il dado è tratto o rileggere lo stile secco, impassibile e giornalistico (per me fantastico) dei suo Commentari. Troppo drastico il suo punto di vista, infatti se oggi volessimo applicare la sua regola al mondo politico che ci circonda…..non avremmo più un mondo politico o diciamo che il nostro parlamento potrebbe riunirsi al tavolo di un bar e avanzerebbe una seggiola.

Dimentichiamo per un attimo che siamo un paese di figli di …. (basta guardare quanti risultati emergono se si digita in Google 2figli di politici”, oltre 9.000.000) Risultato Google figli di politiciperché tanti politici sono figli di politici, come pure tanti imprenditori sono in posti di comando per meriti di famiglia; dimentichiamo che una nazione senza meritocrazia è una nazione ingiusta con i suoi cittadini e non parliamo di nepotismo ma di tradizione familiare…???

Facciamo finta di ignorare che in un paese dove il 78% delle occupazioni si trova per «segnalazione» (dato Eurostat), i figli dei potenti siano essi banchieri, docenti universitari, presidenti di Cda, prefetti, manager pubblici, non hanno bisogno di essere choosy, «schizzinosi» come diceva la Fornero: il lavoro gli cade tra le braccia come un frutto maturo.

Fuggiamo pure dal facile giustizialismo, come pure dall’ipocrita fuga del “è innocente fino all’ultimo grado di giudizio” questo perché un personaggio pubblico non è come gli altri. Non migliore, ma certo diverso nel senso che il suo comportamento deve esser emblematico e pertanto “al di sopra di ogni sospetto”.

In quest’ultima vicenda due concetti sono, io credo, assolutamente condivisibili:

  • il ministro Lupi, o meglio ormai ex ministro, non è inquisito di alcunché,
  • il ministro Lupi mente o interpreta la realtà in modo a dir poco peculiare quando sostiene: “Non ho mai chiesto nulla per lui (cioè suo figlio Luca)” giacché dalle informazioni raccolte dai Carabinieri e dalle intercettazioni, risulta difficile dare interpretazioni varie a questo scambio:
  • Lupi: ascolta, se fra un quarto d’ora ti mando questo che è venuto da Milano a Roma a far due chiacchiere?
  • Incalza: chi? dimmi tutto, dimmi
  • Lupi: nel senso di avere consulenze e suggerimenti eccetera
  • Incalza: dimmi chi viene… dimmi!
  • Lupi: viene mio figlio Luca
  • Incalza: quando vuoi … ma figurati! … nessun problema!

Certo ci sarà qualcuno convinto che le cene di Arcore fossero solo “cene eleganti” come sono state definite da certuni, e poco importava se le convitate non indossassero l’abito da sera, anzi proprio non indossassero nulla, ma se quella di Lupi non è una raccomandazione, diciamo che le somiglia molto.

Il quesito che dobbiamo porci e al quale dobbiamo dare risposta è altro io credo.

È doveroso domandarsi  se nell’esercizio di un mandato pubblico non sia sufficiente rispettare la legge, ma ci si debba anche riferire a un codice deontologico che stigmatizzi quei comportamenti che, se pur se non penalmente rilevanti risultino inadeguati al ruolo ricoperto.

Ci fideremmo di un medico con scarso senso dell’igiene? O di un poliziotto che fa amicizia con i delinquenti? E perché mai dovremmo fidarci di un politico dalla morale alquanto elastica?

Quanto ingenuo o quanto in malafede è Tosi, quando dice che gente ricca fa regali da 10.000 euro e che non di soldi si trattava ma di un orologio? Quindi sindaco Tosi lei accetterebbe un diamante, un lingotto d’oro o un quadro da 10.000 euro?

Ciò che spesso, sempre più spesso si finge di ignorare è che tra eletto ed elettore si stringe in modo silenzioso un patto psicologico. In  pratica dichiaro quanto segue:

“Caro politico, io non sono in grado, non ho le capacità né le competenze per gestire la cosa pubblica ovvero, la scuola dei miei figli, la durata del mio lavoro, la sanità che deve curarmi, la sicurezza di quando esco per strada e tante altre cose importanti.

Ti voto e tu lo farai per me, però devi farlo come se fossi io stesso a decidere, pensando per prima cosa ai miei bisogni; devi farlo con correttezza estrema signor politico perché se tu sei un’estensione di me allora ti prego di non farmi vergognare di me stesso. Grazie di cuore.”

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3 commenti

  1. non vorrei annoiarvi con le notissime vicende di Berlusconi, ma devo… trovando spunto dalla tua riflessione: perfino la CEI si è pronunciata dopo la sua assoluzione puntualizzando che “la legge è una cosa il discorso morale un’altra”, sono assolutamente d’accordo con loro e non mi è capitato spesso. Uno dei problemi italo-culturali (e non solo della politica) è proprio la tendenza a considerare l’etica una qualità superiore, avere la visione rispetto alla missione che si ricopre è quasi qualcosa di eccezionale. Peccato che non si può parlare solo di ruoli, alcuni “mestieri” sono una vera e propria missione e si ha in mano il destino di tanti.

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    • Gentile Italiota,
      spero vorrai perdonare la contraddizione netta ma io credo che nel tuo commento ci sia una parte del problema.
      Noi siamo ormai mitridatizzatati al veleno politico, abituati ad aspettarci come dici tu “di tutto e di più” e abbiamo perso la forza di indignarci o meglio di incazzarci.
      Coloro che sono spesso la causa della nostra assuefatta tolleranza lo sanno e sanno che possono proseguire impuniti.
      Rimpariamo a stupirci, ad indignarci, ad offenderci.
      Cordialmente
      Massimo

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