Il mio ottomarzo in ritardo, ovvero…….

?…come ho trasformato la festa del papá in quella della donna.

La vita è davvero fatta di strani incroci che ti fanno prendere direzioni inattese, come nel delizioso film di qualche anno fa “Sliding doors”, basta un fatto apparentemente banale e le cose prendono uno strano, imprevedibile verso. Giovedì, festa del papá, complice una storia clinica che i personaggi descritti conoscono, una farmacista forse troppo scrupolosa, un medico forse troppo poco scrupoloso che mi da una medicina sbagliata ed ecco che mi risveglio in un’ambulanza diretta al sant’Orsola. Accanto a me c’è una sanitaria del 118 nella sua sgargiante divisa rossa.

Sanitari del 118
Sanitari del 118

Mi tiene la mano e mi sorride tranquillizzante, mi assicura che andrà tutto bene, che non devo preoccuparmi perchè sono in buone mani. Sappiamo entrambi che non è così poichè solo dopo i controlli in ospedale sapremo le cause del collasso, ma il suo tono sereno, il sorriso quasi materno davvero mi mettono tranquillo. Senza essere invadente parlerá piano durante tutto il tragitto per poi salutarmi all’accettazione con un “Buona fortuna, vedrá che si risolverá tutto presto e bene”.

E poi ancora una sequenza di donne, dottoresse, infermiere, pazienti.

C’è la dottoressa minuta dagli occhi dolcissimi che mi fa parlare e mi ascolta con attenzione e interesse fino a ricostruire tutti gli eventi che mi hanno portato lì; mi spiega, mi fa capire e mi racconta tranquillamente cosa accadrá dopo, ovvero mi darà quel necessario senso di controllo che di regola manca ai pazienti ospedalieri. E ancora infermiere efficienti, dai movimenti controllati ed esperti ma sempre pronte alla battuta che ti parlano con orgoglio della figlia che domani farà il saggio di danza classica.

C’è la signora filippina che, mentre siamo insieme in attesa di un esame, mi racconta di un bel pò di familiari morti in giovane etá per problemi cardiaci e quindi del terrore che la accompagna, ma non le impedisce di fare due lavori per mandare soldi al nipotino malato a Manila.

C’è la cardiologa che durante l’ECG sotto sforzo sul tapis roulant mi fa i complimenti per come vado e per gli esiti dell’esame tranquillizzandomi definitivamente. Mi chiama per nome come hanno fatto le altre sue colleghe: “Stia tranquillo Massimo, non è stato nulla che riguardasse il cuore, solo uno spiacevole qui pro quo”.

Insomma trascorro poco più di un giorno tra manifestazioni di umanitá e comprensione, empatia ed efficienza fino a che un medico con modi secchi mi consegna le dimissioni e senza guardarmi negli occhi mi dice: “Le porti al suo medico curante”, vorrei chiedergli qualche informazione in più, ma lui sta guardando giá altri documenti e io rinuncio dirigendomi fuori verso un taxi.

La mia festa del papá l’ho trasformata nella giornata della donna. Grazie signore tutte, grazie, è proprio il caso di dirlo, di cuore.

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3 commenti

  1. In fondo tutte le situazioni, anche quelle più difficili, portano sempre con sè una faccia positiva! Non è però sempre facile vederla. Grazie per questa storia al femminile, credo che sia il vero modo per ricordare l’8 marzo, altroché mimose!

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    • Quando alla mia compagna Barbara ho detto: sai che sono stato curato solo da donne? Lei ha risposto: allora sei stato curato bene. Odio dover dire un luogo comune ma da praticante della materia posso dire che dove serve empatia le donne eccellono

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