ORIZZONTE EUROPA. CONOSCERE L’EUROPA PER SENTIRSI EUROPEI

Travel concept. Suitcases and signpost what to visit in Europe.

di Guido Perri

LE ORIGINI DEL EUROPA UNITA : DAI PROPOSITI DEGLI IDEALISTI AI PROGETTI DEGLI STATISTI 

L’immagine che oggi ci appare dell’Unione Europea è paragonabile a quella di una “Casa Comune dei Popoli” innalzata su solide fondamenta. La struttura istituzionale, a cui il Parlamento, eletto a suffragio universale, garantisce legittimità democratica, l’Euro che ha preso il posto della maggior parte delle monete nazionali, la libera circolazione delle persone e le politiche condivise, portate avanti in settori strategici, conferiscono oggi alla Comunità Europea il ruolo di coordinatore primario nel complesso quadro dei rapporti tra Stati Membri e di garante per le relazioni fra le popolazioni che li abitano. Per quanto attualmente consolidata, l’attuale configurazione della “Casa Comune Europea” è il traguardo di un cammino lungo, contrassegnato da ampie pause di riflessione sul processo di crescita e da ostacoli spesso non facili da superare. Le vicende concrete che avviarono, sul piano politico e giuridico, l’edificazione di quella complessa costruzione che da ultimo ha assunto ufficialmente la denominazione di “Unione Europea”, trassero ispirazione e spinta dagli avvenimenti appena successivi alla fine della seconda guerra mondiale e in particolar modo dal desiderio di sicurezza prodottosi nell’Europa occidentale a causa della profonda frattura del vecchio continente nel generale clima della c.d. guerra fredda (ossia la situazione di acceso conflitto politico e ideologico, ma non bellico, generatosi tra i blocchi occidentale e orientale, guidati rispettivamente da Stati Uniti e Unione Sovietica dopo la seconda guerra mondiale, superata solo dopo la caduta e la disgregazione di quest’ultima negli anni ’90 del secolo scorso).Occorre, tuttavia, sottolineare preliminarmente come l’idea di un’Europa Unita avesse già conseguito, ancor prima di tutti questi eventi, un notevole grado di maturazione. Il processo di integrazione muove da lontano e trova le sue radici in concezioni politiche e filosofiche di illustri pensatori, in progetti di movimenti di privati cittadini,in iniziative di statisti e di uomini di governo. Nel corso della storia, infatti, sono state molte le menti che hanno sognato un Continente coeso: da Carlo Magno a Machiavelli, da Luigi XIV a Napoleone. Risalendo nel tempo rinveniamo figure che con le loro idee hanno contribuito a far nascere l’Unione dei popoli europei. Tra queste ricordiamo gli italiani: Giuseppe Mazzini che affermava la necessità “della solidarietà umana e della fratellanza tra i popoli…”, Carlo Cattaneo: sosteneva che fosse necessario unire “nazioni libere per realizzare un’Europa Libera ed Unita…” e, più vicino ai nostri giorni, Altiero Spinelli, il quale, nel 1941, insieme ad Ernesto Rossi ed a Eugenio Colorni (all’epoca della dittatura confinati con Spinelli nell’isola delle Pontine per antifascismo), scrisse un documento fondamentale nella storia dell’integrazione europea:

Il Manifesto di Ventotene per un’Europa Libera e Unita”.

Un estratto del Manifesto di Ventotene :

“(…) Il problema che in primo luogo va risolto e, fallendo il quale qualsiasi altro progresso non è che apparenza, è la definitiva abolizione dell’Europa in Stati nazionali sovrani. Tutti gli uomini ragionevoli riconoscono ormai che non si può mantenere un equilibrio di Stati europei indipendenti con la convivenza della Germania militarista a parità di condizioni con gli altri Paesi, ne si può spezzettare la Germania e tenerle il piede sul collo una volta che sia vinta (…). E’ ormai dimostrata l’inutilità, anzi la dannosità di organismi, tipo della Società delle Nazioni, che pretendano di garantire un diritto internazionale senza una forza militare capace di imporre le sue decisioni e rispettando la sovranità assoluta degli Stati partecipanti. E quando, superando l’orizzonte del vecchio continente, si abbracci in una visione di insieme tutti i popoli che costituiscono l’umanità, bisogna pur riconoscere che la federazione Europea è l’unica garanzia che i rapporti con i popoli asiatici e americani possano svolgersi su una base di pacifica cooperazione, in attesa di un più lontano avvenire, in cui diventi possibile l’unità politica dell’intero globo (…)”.

Dovuto allo slancio europeista che accomunava i tre autori, secondo il Manifesto di Ventotene, per assicurare la pace tra Paesi Europei, occorreva che questi rinunciassero alla propria sovranità e che si giungesse ad una nuova entità, La Federazione Europea, dotata di un proprio esercito, di una propria moneta , di proprie istituzioni politiche nelle quali i cittadini fossero direttamente rappresentati,di una propria politica estera. Nell’individuare scenari e compiti del dopoguerra, si paventava, quale più grave rischio per la civiltà europea e per la pace, la restaurazione dello Stato nazionale. Accanto alla concezione, espressa nel Manifesto di Ventotene, che ispirò la nascita, nel 1943, del movimento federalista europeo, un’altra, negli anni della seconda guerra mondiale venne a maturare per merito principalmente dello statista e industriale francese Jeane Monnet, la cui opera (con quella di statisti quali Shuman, Adenauer, De Gasperi, Spaak ecc.) fu storicamente determinante per l’avvio e lo sviluppo della Costituzione Europea. Il progetto sostenuto da Monnet, pur mirando allo stesso obiettivo federalista di Spinelli, si basava su un diverso metodo, meno immediato ma più funzionale e graduale. Anche Monnet riteneva il permanere dei nazionalismi fra gli Stati Europei come una costante minaccia per la pace e che dunque occorreva mirare ad un’unione europea di carattere politico, ma considerava questa meta realisticamente irraggiungibile con immediatezza. Il metodo ideale era quello di realizzare forme di coesione , di solidarietà in specifici settori, cosi da costruire progressivamente una situazione di fatto di integrazione tra i Paesi Europei, che sarebbe sfociata, quasi naturalmente, in un’unione politica.Alla fine della seconda guerra mondiale, i fermenti europeisti, che emergevano ormai da più parti, trovarono una nuova, autorevole adesione in un celebre discorso tenuto all’università di Zurigo (nel settembre del 1946) dallo statista britannico Winston Churchill. Quest’ultimo, ricordando che le passioni nazionalistiche avevano distrutto la pace, propose una sorta di “Stati Uniti d’Europa”, il cui primo passo doveva essere un’intesa tra Francia e Germania. Fu lo stesso Churchill a presiedere il congresso europeo organizzato dai diversi movimenti europeisti, tenutosi all’AJA nel maggio del 1948, con la partecipazione dei più autorevoli statisti dell’epoca.

Dal discorso di Winston Churchill alla gioventù accademica, Zurigo 1946 :

 “ (…) Vorrei parlarvi del dramma dell’Europa. (…) Qui è l’origine di gran parte delle culture, delle arti, della filosofia e della scienza, nell’antichità come nei tempi moderni. Se un giorno l’Europa si unisse per condividere questa eredità comune, allora tre o quattrocento milioni di persone godrebbero di felicità, prosperità e gloria in misura illimitata. Tuttavia proprio in Europa è sorta quella serie di terribili conflitti nazionalistici (…). E qual è la condizione in cui è stata ridotta l’Europa? Certo, alcuni piccoli Stati si sono ripresi veramente bene, ma in vaste regioni grandi masse tremanti di esseri umani tormentati, affamati, angosciati e confusi, guardano atterriti le rovine delle loro grandi città e delle loro case e scrutano il buio orizzonte nel timore di veder sorgere nuovi pericoli, una nuova tirannia o un nuovo terrore (…). Eppure esiste un rimedio che, se fosse generalmente e spontaneamente adottato dalla grande maggioranza dei popoli in molti Paesi, come per miracolo potrebbe trasformare l’intera scena e rendere in pochi anni tutta l’Europa, o almeno la maggior parte di essa, libera e felice com’è oggi la Svizzera. Qual’è questo rimedio sovrano? Esso consiste nella ricostruzione della famiglia dei popoli europei, o in quanto più di essa possiamo ricostituire, e nel dotarla di una struttura che le permetta di vivere in pace, in sicurezza e in libertà. Dobbiamo creare una specie di Stati Uniti d’Europa(…). La struttura degli Stati Uniti d’Europa,se costruita bene e con lealtà, sarà tale da rendere meno importante la forza materiale di un singolo Stato. Le Nazioni piccole conteranno come le grandi e verranno considerate per il loro contributo alla causa comune. I vecchi Stati e principati della Germania, riuniti liberamente per reciproca convenienza in un sistema federale, potranno prendere i loro posti individuali in seno agli Stati Uniti d’Europa.. Ma devo avvertirvi,forse rimane poco tempo. In questo momento godiamo di un periodo di tregua. I cannoni hanno smesso di sparare. I combattimenti sono cessati; ma non sono cessati i pericoli. Se dobbiamo costruire gli Stati Uniti d’Europa, non importa sotto quale nome, dobbiamo cominciare adesso….”.

 

Una spinta politica decisiva affinchè le idee e i progetti che venivano maturando si traducessero in concreta realizzazione, con la creazione di un’organizzazione internazionale europea, venne, peraltro, dall’esterno. Essa fu data da un celebre discorso tenuto nel giugno nel 1947 all’Università di Harvard dal segretario statunitense Marshall, il quale, nell’enunciare il poderoso piano di aiuti per la ricostruzione dell’Europa, sconvolta dalla seconda guerra mondiale, – chiamato European Recovery Program (ERP) -,  ne subordinava l’attuazione alla istituzione di uno strumento che ne favorisse una utilizzazione congiunta e, più in generale, garantisse un’area di stabilità economica e politica.

Dal discorso di Marshall del 1947 all’università di Harvard:

 “… Non occorra che io vi dica, signori, che la situazione economica mondiale è molto grave. Nel considerare le esigenze della ricostruzione europea sono state esattamente valutate le perdite di vite umane, le distruzioni, ma è diventato chiaro che esse sono meno gravi dello sconvolgimento dell’intera struttura dell’economia europea. La ricostruzione è stata gravemente ritardata dal fatto che due anni dopo la fine delle ostilità non è stato possibile mettersi d’accordo sulle condizioni di pace con la Germania e con l’Austria. In questo modo si va rapidamente evolvendo una situazione che non promette nulla di buono. Il rimedio consiste nello spezzare il circolo vizioso e di dare alle popolazioni europee la fiducia nell’avvenire economico dei loro paesi. Gli industriali e gli agricoltori devono essere in grado di scambiare i loro prodotti con valuta il cui valore deve essere costantemente fuori discussione. E’ logico che gli Stati Uniti facciano quanto è in loro potere per contribuire a restaurare nel mondo quelle condizioni economiche normali senza le quali non ci può essere stabilità politica, ne sicurezza ne pace. La nostra politica non è diretta contro alcun paese o dottrina, bensì contro la fame, la miseria, la disperazione o il caos. Non sarebbe opportuno che il nostro governo cominciasse ad elaborare unilateralmente un programma destinato a rimettere in piedi economicamente l’Europa. Questo compito spetta agli europei Il programma dovrebbe essere unico e costituire il risultato dell’accordo fra parecchie se non tutte le nazioni”.

L’ offerta statunitense, respinta dall’Unione Sovietica e dai Paesi europei socialisti, fu accolta dai Paesi dell’Europa occidentale, i quali, con la convenzione di Parigi del 1948, crearono un’apposita organizzazione l’ Organizzazione Europea di cooperazione economica (OECE) – , il cui primo compito fu quello di amministrare gli aiuti del “Piano Marshall”, esaurito il quale si trasformò, nel 1960, nell’ ”Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico” (OCSE). Si trattava di una tipica organizzazione internazionale di carattere intergovernativo, destinata a operare mediante organi, anzitutto il Consiglio, composto dai rappresentanti dei governi degli Stati Membri, la cui azione era quindi soggetta alla volontà di tali governi e, per di più, subordinata al consenso unanime dei rappresentanti degli Stati Membri. Altra organizzazione a carattere intergovernativo era il “Consiglio d’Europa”, costituito col Trattato di Londra del 1949 per volontà, originariamente, dei soli Paesi occidentali europei, ma esteso, ad oggi,  all’intera regione europea). Malgrado la presenza di un’Assemblea parlamentare, formata dai rappresentanti dei parlamenti degli Stati Membri, ma dotata del solo potere di discussione e di formulare raccomandazioni, i poteri si concentrarono nel Comitato dei ministri, costituito dai  rappresentanti governativi di tali Stati.  Queste esperienze come, per altro verso, l’ “Unione occidentale” – costituita col Trattato di Bruxelles del 1948 per scopi essenzialmente di difesa militare e trasformata in Unione dell’Europa Occidentale (UEO) con il Trattato di Parigi del 1954 (estintasi,poi, nel 2011) – crearono, tuttavia, un clima politico favorevole e più strette forme di collaborazione tra gli Stati Europei.

Dal processo evolutivo fino ad ora decritto possiamo desumere che, prima di attuarsi in un vero e proprio progetto e di divenire un obiettivo permanente della politica di governo degli Stati membri, l’idea d’Europa era patrimonio di una cerchia ristretta di menti illuminate ed idealiste. Propositi che hanno trovato dimora nei movimenti di resistenza ai totalitarismi durante la seconda guerra mondiale, momento in cui affiorò concretamente il concetto di un’organizzazione del Continente Europeo in grado di superare gli antagonismi nazionali. A questo si aggiunse la convinzione di alcuni statisti che l’unico modo per garantire una pace durevole tra i loro Paesi era creare un organismo che li unisse economicamente e politicamente.

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