L’Aquila, sei anni dopo.

Ancora inagibile gran parte della città e la Porta Santa dell’indulgenza plenaria Universale

di Stefano Rimondini

 

Doveva essere bella L’Aquila, prima del terremoto di 6 anni fa. Ora è una città transennata, messa in totale “sicurezza”, fantasma.

Se ti guardi intorno, sembra non ci sia porta, o finestra, o portico, senza sostegni, pali, o pilastri di ferro e transenne. I ponteggi sono ovunque, a migliaia, e l’atmosfera generale è eterea, surreale, i tralicci disegnano nuovi profili e rubano spazi ovunque.

Molte macerie sono state rimosse, altre sono ancora presenti. Per chi avesse visitato la città dieci anni fa, penso sia difficile riconoscerla, ma forse anche per un aquilano riesce difficile orientarsi nelle vie invase e ristrette dai tubi di ferro.

Ho visitato L’Aquila un sabato mattina di fine agosto e c’era ben poco di quel fermento solito delle grandi città in tale giorno, anche nel Corso e nella Piazza, dove al mercato, curiosamente, la maggior parte delle bancarelle sono gestite da ambulanti di altre regioni, non dai locali.

La fontana delle 99 cannelle (una per ogni castello fondatore della Città, secondo la tradizione), simbolo di L’Aquila, è agibile, fruibile e fotografabile. L’acqua scorre copiosa e fresca da tutte le cannelle, e si potrebbe pensare che la vita possa riprendere subito. Ma non è così. Pochi metri di fronte, la piazzetta di San Vito e  gli edifici che si affacciano, sono tutti transennati, e sono questi l’espressione della realtà.

Ogni cosa sembra immobile e dà l’idea che ci vorrà un bel po’ di tempo per ripartire e tornare a qualcosa che assomigli a “prima”.

Paolo Pecilli, aquilano, gestisce ora l’albergo di Campo Imperatore, quello che fu “prigione” di Mussolini. “Prima – ci dice – avevo due ristoranti in Centro, e sono crollati. Sono inagibili. Ho collaborato poi con le squadre di soccorso per la ristorazione, e lavorato a contatto con il dott. Bertolaso, il Coordinatore generale della Protezione civile. Ho avuto modo di apprezzarne le grandi doti umane, oltre che la pertinenza tecnica, ma ora non c’è più, e la coordinazione si è molto rallentata, come la ricostruzione. Manca un flusso di denaro continuo, per le opere, come per il terremoto dell’Emilia – ci precisa Paolo –  e alla fine di ogni stanziamento si deve attendere una nuova delibera, e si teme sempre che ci si possa dimenticare di noi. Molti commercianti sono ripartiti, e molti hanno richiuso. Le case della ricostruzione, quelle dette di “Berlusconi” sono un buon intervento, ma ci manca la nostra Città.  Inspiegabilmente, ci sono muratori aquilani in Cassa integrazione, mentre vengono squadre dall’estero. Bisogna ritrovare e aiutarci a ritrovarlo, lo spirito di solidarietà che c’era subito dopo il terremoto. Ora ci siamo un po’ disgregati. Solo insieme – conclude Paolo – si puo’ superare la tragedia che ci ha colpito”. (ho raccolto questa intervista nell’agosto 2013, prima dello scandalo dei balconi fatiscenti delle nuove costruzioni- ndr)

Un terribile terremoto devastò L’Aquila (fondata 80 anni prima) nel 1315 e poi nel 1349, uccidendo un decimo della popolazione. Risorta, florida, trent’anni dopo batteva già moneta e nei primi del ‘400 resistette, vincendo, un anno all’assedio di Braccio di Montone. Subito dopo si istituì una Università. Nel 1461 un nuovo violento terremoto provocò danni gravissimi. Poi gli Aragonesi, nuovi padroni, repressero la ribellione della cittadinanza, imponendo alla cittadinanza la costruzione del Forte Spagnolo (ad reprimendam aquilanorum). Altri terremoti vi furono nel 1646 e nel 1672. Quello del 1702 e del 1703 la rasero al suolo. E altri ancora.

E poi quello del 6 aprile 2009, con devastanti crolli e danneggiamenti anche di edifici moderni pubblici, quali la Prefettura, la Casa dello Studente, l’Ospedale di San Salvatore. 309 morti, 1500 feriti, 65.000 sfollati.

Papa Celestino V, quello del “gran rifiuto” dantesco, che abdicò dopo 100 giorni dall’incoronazione, da eremita (Pietro da Morrone) aveva deciso di edificare a L’Aquila, la Basilica di Santa Maria di Collemaggio, e lì vi fu incoronato Papa, unico caso, fuori di Roma. Nel 1294 decretò una Bolla con la quale concedeva indulgenza plenaria e Universale a tutta l’Umanità. La Bolla, ancora valida, anticipò di 6 anni l’Anno Santo di Bonifacio VIII, del 1300, e può essere considerato il primo Giubileo della storia. La Bolla poneva come condizione dell’ottenimento del perdono, l’ingresso, nella notte fra il 28 e il 29 agosto di ogni anno, e l’essere “veramente pentiti e confessati“.                                                                        La porta Nord, di Celestino V, è a tutti gli effetti una Porta Santa. Ma in una notte di fine agosto del 2013 io non ho potuto entrarvi, perché  inagibile.

http://www.laquilasiracconta.com

1 Foto di Santa Maria di Collemaggio

1 Foto della fontana delle 99 cannelle.

2 Foto degli edifici transennati di piazza san Vito, attorno alla fontana.

1 Foto di altri edifici transennati.

2 Foto di case della ricostruzione a S. Elia, cosiddette di “Berlusconi”.

1 foto dell’altopiano di  Campo imperatore

1 foto dell’Albergo di Campo Imperatore

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