Il politically correct mi ha proprio stufato

Correttezza o idiozia?

I cinesi, checché si creda, non sono produttori solo di imitazioni di grandi griffe e di involtini primavera. Sono anche dei gran specialisti in proverbi preferibilmente antichi (dice un antico proverbio cinese….).

Un loro motto dichiara: l’inizio della saggezza è chiamare le cose con il proprio nome; insomma pane al pane e diciamoci le cose come stanno senza girarci intorno.

Qui da noi invece c’è un bel po’ di persone che conierebbe un diverso proverbio: cambiare in meglio il nome delle cose spiacevoli è quasi come risolvere un problema.

Non ho idea se un cieco sia più contento nel sentirsi definire “non vedente” e neppure che senso abbia aver cambiato il nome di certi treni da accelerati in locali e poi in regionali, quando alla fine si tratta sempre dello stesso treno per pendolari, sporco, spesso guasto e perennemente in ritardo.

E non ci si sente orgogliosi di passare per una “Stazione ad alta automazione”  che poi è il semplice Telepass?

C’è una tendenza nazionale a credere che un problema si risolva non con le azioni ma con le parole; immagino invece che un portatore di handicap sarebbe più contento di vivere in un ambiente senza barriere architettoniche piuttosto che sentirsi definire “diversamente abile”. (Ma chi ha inventato questa definizione assurda?)

Gesto sessista??!!
Gesto sessista??!!

Di questo passo potremo dire che i rapinatori  lavorano in banca, o meglio nelle banche.

Accanto a questi parolai prolifera la categoria dei “politically  correct” e non è detto che a volte i membri di un gruppo non appartengano anche all’altro e viceversa.

Lewis Hamilton vince un gran premio e nella cerimonia di premiazione dove si è soliti spruzzarsi di champagne bagna anche una hostess; ecco subito il politically correct che insorge contro il “gesto sessista” intimando al pilota di chiedere scusa, cosa che l’inglese si guarda bene dal fare.

Sessista spruzzare champagne? E quando lo fanno tra loro cosa è?

Restando nelle categorie esaminiamo ora i cosiddetti “più realisti del re” ovvero quei soggetti che invocano per il re, cose che neppure il re ha mai chiesto, insomma quelli che per eccesso di zelo vanno oltre, molto oltre ciò che logica e buonsenso vorrebbero.

Ma per non farsi mancare nulla, esistono coloro che riescono a fondere in se stessi le caratteristiche di tutti questi gruppi.

È quello che ha fatto la nostra saccente Presidente della Camera Laura Boldrini chiedendo di rimuovere la scritta Mussolini Dux da un obelisco romano.

Boldrini
Boldrini

Inutile provare a spiegarle che non si rimuove la Storia con un martello pneumatico come fanno i fanatici dell’Isis, che il fascismo è una parte drammatica del nostro vissuto dal quale dobbiamo apprendere e che pertanto non abbiamo il diritto di rimuovere.

Parimenti inutile sarebbe provare a parlarle di Razionalismo come cultura e architettura studiata in tutto il mondo.

Certo noi possiamo rammaricarci del fatto che la carica di Presidente di un ramo del Parlamento venga data come contentino politico a personaggi politicamente inconsistenti (chi non ricorda l’imbarazzante Pivetti?).

Ma come chiamare questa nuova categoria?

Io proporrei: politically idiot.

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Un commento

  1. Concordo completamente con quello che hai scritto nell’articolo e penso che questo modo d’infiorare la realtà sia un atteggiamento ipocrita e meschino mascherato da una finta patina di rispetto.

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