25 APRILE – Il cimitero dell’Armata “scomoda”

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A cura di Stefano Rimondini

E’ all’ingresso di  San Lazzaro, provenendo da Bologna,  alla sinistra del ponte sul Savena, da 70 anni. Quando ero bambino, ci andavamo a giocare a volte, essendo uno spazio libero a due passi dal Villaggio delle Due Madonne, dove abitavo.  Era tutta campagna, e ci entravamo tranquillamente, senza paura nè irriverenza. Ora ci passiamo davanti tante volte, ma forse non conosciamo la lunga storia del Cimitero dei Polacchi, che è parte della nostra stessa storia.

In uno degli ultimi  25 aprile, al mattino, si sono aperti i cancelli del Cimitero di Guerra Polacco, per una cerimonia religiosa in commemorazione e ricordo dei soldati polacchi morti durante la Campagna d’Italia del 1944-45 (per la  liberazione dell’ Emilia Romagna e di Bologna).

Erano presenti  reduci di quella Campagna, in divisa, alcuni parenti dei caduti, civili italiani. Non mancavano ex-partigiani in rappresentanza ufficiale.

Krzysztof Strzalka, Console generale della Repubblica di Polonia a Milano, alla cerimonia con la famiglia, ci ha raccontato di quegli uomini che combatterono in Italia.

Il Console Krzysztof Strzalka con la sua famiglia

“Nel 1939, con l’invasione della Polonia da parte delle truppe naziste da ovest e quelle sovietiche da est, il governo fuggì in esilio e si rifugiò a Londra. Molti militari, quelli della parte orientale, furono internati in Unione Sovietica. Molti ufficiali, quasi 22 mila, furono uccisi dai Sovietici nella foresta di Katyn e altri posti nella primavera 1940. Quando nel 1941 Hitler invase l’ URSS, venne data a quelli che erano rimasti in vita la possibilità di costituirsi in un Corpo combattente contro i nazisti. Le adesioni furono tantissime e arrivarono a piu’ di 100.000 effettivi, al comando del generale Anders. Un po’ troppi da gestire,  furono spostati in Medio Oriente, sotto il controllo Inglese e del governo in esilio di Londra, a proteggere i pozzi di petrolio. Successivamente vennero imbarcati in Palestina e giunsero a Taranto, per partecipare alla Campagna d’Italia, dove il 2° Corpo d’Armata Polacco, parte dell’VIII Armata inglese si distinse a Cassino e Ancona. E’ proprio lì – prosegue il Console – che ci sono altri due cimiteri di caduti polacchi, oltre a quello di Casamassima in Puglia, dov’era il loro Ospedale, e dove molti dei feriti più gravi sono morti.

Il cimitero più grande è questo, con più di 1400 salme, tra Bologna e San Lazzaro, da dove entrarono ufficialmente per primi a Bologna, al mattino del 21 aprile 1945, e dove rimasero anche nel 1946, come guarnigione nelle regioni adriatiche. Poi, appunto per gli accordi tra gli Alleati, la loro presenza divenne una realtà scomoda, e l’Armata fu sciolta. Ad alcuni fu concesso di terminare gli studi all’Università di Bologna.

Qui venne in visita anche Papa Wojtyla nel 1982.

“Al termine della guerra – ci sottolinea un reduce presente alla cerimonia, colmo di medaglie, l’ultraottantenne capitano Henryk F. Strzelecki – a seguito degli accordi di Yalta, ci furono difficoltà a rientrare in Polonia, a molti fu tolta la cittadinanza e rimasero esuli. Al governo in esilio a Londra fu tolta anche la sede, ma rimase attivo, riconosciuto da diversi altri Paesi, e dai reduci. Eravamo oltre 150.000. Solo nel 1990 – ci precisa il capitano – furono consegnate le bandiere, i sigilli e i simboli presidenziali in esilio, al Presidente eletto Lech Walesa, ristabilendo in tal modo la continuità della Repubblica”.

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I soldati Polacchi in Italia furono ben accolti dalla popolazione e i rapporti rimasero buoni, anche se ci furono episodi  di tensione con alcune milizie partigiane e militanti comunisti e socialisti. I Polacchi provenivano infatti da una recente  realtà di persecuzioni e stragi da parte dei Sovietici, e alcuni di loro non distinguevano molto le differenze. Il Comune di Bologna, per altro, pare abbia “dimenticato” di invitarli alle commemorazioni del 40° anniversario e qualche problema organizzativo si è avuto per la manutenzione del cimitero sul Savena, ora decoroso e ordinato, anche per l’accorato impegno dell’ Onorcaduti di Roma e di Edilpol, una piccola impresa edile polacca in Bologna.

Sono 12/15.000 i lavoratori polacchi in Emilia, per la maggior parte donne, badanti e infermiere. La Polonia è membro dell’Unione Europea e della NATO e in grande boom economico, nonostante la crisi economica globale.

Al di là di tutto, oltre 4000 polacchi giacciono in Italia, a seguito della Guerra, all’ombra delle betulle, sulle rive di un fiume, come nella loro terra.

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5 comments

  1. A quella proiezione c’ero anch’io. E a questo proposito mi viene in mente di avere cercato tra quei visi felici anche quelli di mia mamma che so che c’era e dei miei zii, partigiani ritornati dopo mesi di esilio sulle montagne.
    Adesso se passo davanti a quel cimitero mi sorge sempre un pensiero di ringraziamento per quei valorosi uomini che sono morti per la nostra e la loro libertà.
    É giusto avere dei posti che ci ricordino quale meravigliosa conquista sia la libertá, e quel luogo cosí importante per la storia bolognese non mi ha mai sensazioni tristi ma un senso di pace e sicurezza …

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