Esagerare, esagerare; quando la verità diviene menzogna.

Un vecchio adagio delle mie parti sostiene in modo alquanto realistico: Di quello che vedi mezzo ne credi, di quello che senti non credere niente (in dialetto fa anche rima), insomma siamo tutti bugiardi.

Credenza popolare? Non direi, secondo Paul Ekmann ovvero uno dei massimi esperti in materia, al mondo ci sono oltre 7 miliardi di abitanti e di conseguenza……di bugiardi.

Ci piaccia o meno mentiamo tutti, e quando ci dovesse capitare di incontrare qualcuno che dice con tono finto-sconfortato: “Io purtroppo non sono capace di dire bugie”, ebbene sapremo, se mai ve ne fosse bisogno, di essere di fronte ad un bugiardo.

Ma ci sono tanti modi per mentire ovvero per trarre volutamente in inganno chi ci ascolta, non è detto che la menzogna si limiti a raccontare un balla,  possiamo tacere la verità ovvero dissimulare, oppure possiamo fare come molti di questi tempi: esagerare.bugie

Si tratta di prendere un piccolo particolare vero di un fatto e gonfiarlo, fino a farlo divenire gigantesco e quindi ingestibile, insuperabile o meglio ancora, minaccioso.

È una tecnica che nella vita di relazione abbiamo tutti usato o subito più di una volta e poi chi mai se ne accorgerà in un’epoca dove l’esagerazione, l’iperbole sono all’ordine del giorno e quotidianamente ascoltiamo chi ci magnifica un telefono dicendo che ci cambierà la vita?

Per non parlare di chi promette posti di lavoro come se diluviasse.

L’impunità è garantita, giacché i professionisti della verità pompata sanno che domani si ascolteranno altre bugie che nasconderanno quelle di oggi; c’è solo un problema però.

Questa tecnica genera assuefazione e la dimensione delle esagerazioni ovvero delle menzogne diventa sempre maggiore; noi stiamo diventando bugia-dipendenti.

Una legge elettorale non certo perfetta ne sostituisce una che definire scandalosa sarebbe un eufemismo? Ecco che si urla di minacce alla democrazia, si richiamano alla memoria i fatti che portarono al fascismo, quasi che l’Italia rischiasse dall’oggi al domani di trasformarsi in una dittatura da operetta.

E cosa conta che chi si strappa le vesti per le nostre garanzie democratiche (tale Di Maio), militi in un partito dove se non ti adegui a ciò che dice il capo sei buttato fuori? Anche questo è uno scopo della menzogna: se sei impegnato a difenderti dalle mie bugie non puoi attaccarmi sui miei punti deboli.

Al dirigente scolastico viene data ciò che in tutto il mondo e in ogni azienda spetta ai dirigenti, cioè responsabilità e autonomia (i due concetti devono essere collegati perché se non c’è la seconda non può esserci la prima) ed ecco che decine di migliaia di professori, uniti nello sciopero, denunciano questa figura minacciosa ed autoritaria.

Manifestazione contro il progetto di legge
Manifestazione contro il progetto di legge “La buona scuola”

Forse temono, ma non possono dire, che il preside sceriffo rischia di sconvolgere un equilibrio che da ottanta anni è diventato immobilismo e genera carenze indifendibili nella nostra scuola oltre che una schiera di diplomati incapaci di capire il mondo del lavoro.

Ma lo scopo della menzogna è anche quello di nascondere la verità, non solo di ingannare ed ecco che dietro lo spauracchio del Preside padrone assoluto si riesce a nascondere il vero timore di costoro

Bene argomenta l’amico Andrea De Pasquale nella sua pagina Facebook quando sostiene che gli insegnanti (ma sono in buona compagnia di tante altre categorie professionali a cominciare dai magistrati) non vogliono essere valutati. O meglio, lui dice giudicati, riferendosi ad un vecchio successo di Caterina Caselli.

Eccolo il vero non detto: la valutazione della propria performance professionale, la meritocrazia, insomma tutte quelle idee a parole sostenute ma nei fatti osteggiate dal mondo scolastico, tanto che ogni tentativo di riforma, indipendentemente dal governo in carica, è sempre stato contestato in difesa di quella foresta pietrificata che è la scuola italiana.

Come difendersi da questi dopati dell’esagerazione?

Diffidate di chi urla, minaccia, inveisce, di chi drammatizza, perché sempre secondo i detti dei miei vecchi: quando le persone non hanno più niente da dire, si mettono a gridare.

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