Civati & C. Coerenza va bene …….ma fino in fondo per favore.

Immaginate di far parte di una associazione assolutamente peculiare, questa infatti può sistemarvi in modo assai favorevole presso qualcosa che è una via di mezzo tra un’azienda molto generosa ed un club esclusivo.

La generosità la sperimenterete grazie a stipendi altissimi (specie in proporzione alle responsabilità inesistenti), extra, benefit, previdenze ampie e precoci, ecc.

Quanto al club esclusivo il termine non è un’esagerazione credetemi; status, potere, presenza sui media, seguaci sui social e prima o poi l’immancabile libro che vi fará convocare da Lilli Gruber o da Floris.

Forse ho un po’ esagerato ma neppure tanto, e se non è detto che tutti fruiranno di ciascuno di questi benefici, anche per il meno fortunato sará un bel vivere credetemi.pippo non lo sa

Su una cosa però dobbiamo convenire: senza il supporto dell’associazione di cui sopra non ce l’avreste fatta, è alla loro organizzazione che dovete la maggior parte del merito.

Ora si sa, le cose cambiano, e voi dopo anni di partecipazione alla nostra associazione potreste trovarvi in disaccordo con essa, potreste non condividerne più i valori, insomma potreste decidere di uscirne. Più che comprensibile ma……

Ma è grazie a lei che avete quel ruolo e tutto ciò che esso comporta? cosa ci sarebbe di più morale e più che altro di più coerente che rinunciare non solo all’associazione, ma anche a tutti i benefici che l’appartenenza ad essa vi ha arrecato?

Se vi accorgeste che il vostro/a partner è un membro della criminalità organizzata, vorreste ancora vivere con i suoi soldi?

Se aveste come amico e cliente uno che scoprite essere un mercante d’armi, rinuncereste alla sua amicizia ma fareste ancora affari con lui?

E invece nel nostro caso, quando l’associazione si chiama partito e l’istituzione presso la quale vi ha sistemato si chiama Parlamento, le cose vanno esattamente al contrario. Un parlamentare può abbandonare il partito con e grazie al quale è stato eletto, ma continuare a godere di tutti i benefici che ciò comporta.

In questa legislazione al febbraio 2015 ciò era giá accaduto 184 volte.

Avete letto bene ho centottantaquattro.

Attenzione, qui non possiamo prendercela con la solita casta, poiché tale illogicità è garantita dall’articolo 67 della Costituzione che recita: “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”. Si stabilisce così che i parlamentari eletti sono liberi di esercitare il loro mandato indipendentemente dai vincoli che il partito di appartenenza potrebbe imporre loro.

Ma vi prego di considerare un aspetto che la Costituzione trascura forse fidando troppo nella correttezza delle persone, ovvero: il contratto psicologico tra eletto ed elettori.

Pippo Civati
Pippo Civati

Ma cosa è un contratto psicologico? Si tratta di un concetto non definibile in forma rigida poiché compendia l’insieme delle aspettative, delle idee, dei convincimenti che le parti in gioco hanno verso l’oggetto del contratto stesso  e l’una nei confronti dell’altro. È dunque una sorta di dinamica che lega i soggetti  influenzandone le attese, i comportamenti concreti, i sentimenti.

Chiediamoci dunque, quanto nel processo decisionale di un cittadino che vota, pesa l’appartenenza del candidato ad un certo partito?

Quanti dei quasi 200 transfughi, (o dimissionari, cinici, utilitaristi, pentiti o voltagabbana scegliete voi il termine che preferite) sarebbero stati eletti se non avessero militato nelle file di quel partito?

È onesto servirsi della fiducia dei cittadini e poi farne ciò che si preferisce in spregio a quel patto non scritto ma pur sempre importante?

Ma se la Costituzione voleva giustamente salvaguardare la libertá di opinione del parlamentare e d’altra parte noi cittadini vorremmo non essere ingannati da chi prende il nostro voto, per poi disporne a suo arbitrio, cosa si può fare?

Come al solito starebbe ai partiti garantire l’etica dei comportamenti obbligando chi si dimette dalla “Ditta” a rinunciare anche ai benefici che ciò comportava.

Un po’ di coerenza che ci riavvicinerebbe alla politica.

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