5 buoni motivi per odiare Masterchef e simili

In una sua canzone di qualche anno fa, l’ottimo Caparezza dichiarava in modo sarcastico che “in TV c’è più calcio che in una cura per l’osteoporosi”.

Oggi potrebbe integrare quei versi con: in TV (ma anche sui giornali, su Internet) c’è più cucine che alla Scavolini.

Quando, in assenza di un Dvd da vedere, la mia compagna fa il suo consueto zapping serale, non si può sfuggire a stralci di scene dove un cuoco che si atteggia al sergente dei Marines di “Full metal jacket” maltratta degli sventurati che si affannano accanto a dei fornelli, come se in gioco ci fosse la sopravvivenza del genere umano.Sergente cuoco

Qualche sera fa l’oltraggio estremo: tale Irene Pivetti, dismessi i panni in pelle nera tipo sadomaso e quelli per lei molto più improponibili di Presidente della Camera, ha fatto la sua immancabile  presenza con tanto di cappello da chef e ricettine varie.

Soffocato un rigurgito giustificabile in questo casi, mi sono chiesto come mai odio così tanto questi programmi, ed ecco i motivi di questa idiosincrasia che spero vorrete condividere.

5 motivi per odiare masterchef (o almeno non guardarlo)

1 Il primo motivo nasce dalla mia prospettiva di formatore. Imparare a cucinare è nient’altro che un apprendimento di capacità. Inizialmente si tratta di capacità (scusate il linguaggio formatese) algoritmiche. Più semplicemente bisogna imparare una corretta sequenza di azioni, ad esempio: scalda il burro e la farina senza bruciarli, toglili dal fuoco, versaci il latte caldo, rimetti sul fuoco, gira fino all’addensamento e infine sale, pepe e noce moscata e avrai la besciamella. Prova a modificare la sequenza e avrai dei grumi grossi come palline da tennis. Quando avrete imparato i fondamentali potreste voler evolvervi e allora vi serviranno capacità euristiche (e dagli con il formatese) ovvero derivanti da vostre ricerche di nuove idee culinarie, in tal caso nuovi sapori, nuovi abbinamenti, nuove presentazioni.

In entrambe la fasi lo chef vi servirà a poco poiché nella prima occorre fare esperienza e nella seconda serve creatività; è intuitivo che nessuna delle due potrà darvela un programma televisivo.

Se poi siete cosi ingenui da credere che vi verranno rivelati chissà quali segreti, svegliatevi; i trucchi veri certo non li diranno a nessuno e quelli che diranno li potrete trovare in rete tranquillamente.2Il secondo motivo di odio nasce dall’atteggiamento che hanno questi sedicenti master chef; intendiamoci concordo anche io con la possibilità che alcuni lavori possano più o meno esaltare chi li svolge.

Se tutti i giorni avessi nelle mie mani la vita di centinaia di persone e un aereo da milioni e milioni di dollari, un po’ me la tirerei anche io. Se fossi una ex ragazza madre inglese, povera in canna che concepisce 7 libri su un maghetto occhialuto, diventa stramiliardaria e vende più copie della Bibbia, avrei il diritto dì pavoneggiarmi un tantino no?

Ma se passo la vita a sfriggere cipolle e saltare frittate forse una regolatina non guasterebbe, che ne dite?3E siamo al terzo motivo che non riguarda in modo assoluto questi programmi di cuochi e aspiranti martiri. Si chiama “emulazione di massa” e lo abbiamo visto in tanti settori; funziona in modo semplice. Nasce un fenomeno che pare faccia proseliti?  bene lo seguo anche io poiché dall’adeguamento alla massa si ha un duplice vantaggio: se mi va bene posso dire di essere stato furbo a intuire il momento giusto, se mi va male posso dire che non sono stato certo l’unico a sbagliare. Comodo no? Può trattarsi di flussi che durano poco come ad esempio i negozi di telefonia o quelli che vendevano sigarette elettroniche o può accadere che ci affliggano per molto, molto tempo, come i Pooh o la Democrazia Cristiana.

Io ho avuto la fortuna di veder sparire tutti questi fenomeni deleteri; spero proprio di farcela anche con  masterchef.4Quarto! All’artista Andy Warhol, padre della pop-art, si attribuisce la celeberrima frase «in futuro tutti saranno famosi per 15 minuti». Non conosco i motivi che lo indussero a questa strana profezia, ma non mi risulta che avesse aggiunto: ……. anche a costo di farsi trattare come degli zerbini davanti a migliaia di persone. Ma perché a fronte di qualche minuto di notorietà bisogna svendere la propria dignità? Siamo certi che domani qualcuno riconoscendoci non ci dica: “Ehi, ma tu sei quello che si è fatto trattare come una merda in televisione? Fico!!!” Insomma pensateci per bene e se proprio volete andarci, qualora il sedicente master dovesse esagerare, ricordate che a volte, come la cravatta in certi posti, il vaffanculo è d’obbligo.5

Quinto e ultimo motivo ma certamente il più importante. La mia generazione ha combattuto intellettualmente, e qualcuno anche in modi più drastici, contro un sistema, un tipo di società ma essenzialmente contro un modello culturale. Quello che in psicologia si chiama relazione complementare ovvero uno è up e un altro è down. Quello del padrone che può maltrattare, offendere, umiliare l’apprendista avendo sui di lui un potere totale. Insomma quello del Marchese del Grillo che per spiegare una evidente ingiustizia dice : Perché io sono io e voi non siete un cazzo”. Questo genere di televisione legittima e addirittura fa passare come positivo un modello del genere e se anche si potesse passare sui precedenti quattro, quest’ultimo da solo ci autorizza a spegnere la TV e passare ad un buon libro.

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