Perché a volte non siamo in grado di decidere? 2° parte. Due tecniche per aiutarci a decidere.

Nel precedente articolo abbiamo parlato del processo decisionale e del perché a volte sia così difficile fare una scelta sottolineando che la maggiore difficoltà sta nella sensazione di “taglio” cioè di abbandono di altre opzioni che spinge alcuni di noi a prendere finte decisioni o addirittura, a non decidere affatto.

Oggi invece scopriremo due strumenti che in certe circostanze possono aiutarci  nella decisione; in certe circostanze e a determinate condizioni.

Proviamo a spiegarci meglio: ho appena detto che si tratta di strumenti e come tali essi funzioneranno a condizione che li si sappia usare e……li si voglia usare ovvero, fuor di metafora, che vi sia in noi la motivazione a decidere davvero.

Qui la faccenda si complica e richiede una breve ma importante spiegazione: tutti i nostri comportamenti, perfino quelli apparentemente auto lesivi, hanno un fine utilitaristico, anche se a volte inconscio. Insomma quando non decidiamo, lo facciamo per un interesse.decision-making2

Questi strumenti dunque non serviranno a chi non sopporta la responsabilità della decisione perché si sente inadeguato e in tal caso qualche incontro con un bravo psicoterapeuta potrebbe aiutare.

Non serviranno neppure a chi non decide per timore che gli esiti di una decisione gli possano alienare il gradimento di alcuni o di tanti; in gergo si definisce: percezione di costo sociale.

A costoro è consigliabile o una carriera all’interno della pubblica amministrazione dove il non decidere, ovvero lo scaricabarile, è uno sport molto praticato oppure la carriera politica ma attenzione; dovrà essere di piccolo cabotaggio perché i veri leader decidono.

Ascoltano, analizzano, approfondiscono ma poi decidono e si accollano le responsabilità della propria decisione.

Veniamo dunque ai nostri strumenti; il primo considera gli aspetti razionali e concreti di una decisione, il secondo privilegia gli aspetti emotivi del processo decisionale e ricordate: questi ultimi hanno una grossa influenza sulle nostre decisioni, anche se a volte non ce ne accorgiamo.

La decisione indicizzata

Vi apprestate a cambiare casa e non c’è bisogno di dire che si tratta di una scelta importante che va fatta con attenzione; vedrete diverse case e ciascuna avrà qualcosa di appetibile e qualcosa di negativo. Ma come confrontarle per la decisione finale?

Il processo decisionale
Il processo decisionale

In primis fate un elenco di quali siano per voi i parametri importanti che connotano una casa; facciamo qualche esempio:

  • dimensioni o numero dei vani
  • collocazione rispetto al centro
  • vicinanza ai servizi importanti (scuole, mezzi pubblici, banche, ecc.)
  • livello delle finiture,
  • stato di manutenzione
  • ……………………………

potremmo continuare ma si tratta solo di un esempio e in caso di necessità ciascuno userà i parametri che preferisce e ritiene importanti. Come pure lo stesso criterio potremo adoperarlo se dobbiamo scegliere tra due auto o due offerte di lavoro.

A tal punto attribuiamo un coefficiente a ciascun parametro, perché se alcuni potranno essere neutri, altri avranno un peso maggiore e altri ancora potrebbero avere un peso minore nel nostro processo decisionale.

Ad esempio potremmo dare il coefficiente 1,5 alla vicinanza ai servizi mentre attribuiremmo un coefficiente 0,8 alla manutenzione.

A tal punto potremo costruire una tabella di confronto dove le valutazione dovranno essere possibilmente sempre in numero pari per evitare di inserire giudizi medi (effetto imbuto); insomma ne verrebbe fuori qualcosa del genere:

Appartamento di via_________________________________
Parametro 1 2 3 4 Coefficiente Valore
dimensioni o numero dei vani 1
collocazione rispetto al centro 1
vicinanza ai servizi importanti 1,5
livello delle finiture, 1
stato di manutenzione 0,8
Totale valutazione

1 = appena sufficiente

2= adeguato

3 = più che adeguato

4 = ottimo

Ora non ci resterà che dare una valutazione ai parametri di tutte le case che visiteremo, moltiplicare per il coefficiente e avremo alla fine un aiuto razionale alla nostra decisione.

Se usassimo solo un metodo del genere saremmo un decisore totalmente razionale, il cosiddetto “decisore olimpico”; non mi sembra una gran definizione perché gli dei greci erano infantili, scapestrati e vendicativi, ma rende l’idea.

E l’aspetto emotivo?

Il salto nel futuro.

Dovete scegliere tra due proposte di lavoro, insomma di questi tempi siete un fortunato mortale. Potete usare il metodo precedente per fare un confronto oggettivo ma sappiamo che c’è dell’altro nella scelta di un lavoro, ad esempio lo status che un’azienda può dare.

Lavorare in Ferrari per lo status, è ben diverso dal lavorare in una qualunque altra azienda meccanica.

Un peso importante potremmo attribuirlo all’ambiente di lavoro; ci piace l’ambiente familistico con i suoi piccoli difetti o quello freddo ed efficiente di una grande azienda?

Qui la razionalità cede il passo e quindi non resta che fare: un salto nel futuro

Salto nel futuro
Salto nel futuro

Prendetevi qualche ora per voi, spegnete il telefono e sedetevi sulla vostra poltrona preferita o andate a fare una passeggiata in un luogo tranquillo.

Iniziate a far lavorare la fantasia e proiettatevi in un futuro non troppo lontano (2 o 3 anni); siete soddisfatto e realizzato in quel posto di lavoro? Vi vedete restare lì ancora per diversi anni? Parlatene con un amico immaginario, simulando che siete ormai lì da qualche anno; come ne parlereste? Se il lavoro scelto fosse un vestito, lo vedreste bene addosso a voi? Vi starebbe comodo o pensate che vi darebbe fastidio?

Qualcuno sta pensando: ma se un lavoro non l’ho fatto come faccio a immaginarmelo in futuro? È chiaro che in parte si tratterà di fantasia ma se doveste considerare il lavoro di direttore di un albergo non fareste fatica ad immaginare come reagireste allo stare a contatto con tanta gente diversa, nel lavorare quando gli altri sono in vacanza o a sorridere quando vorreste mandare qualcuno a quel paese.

Vi vedete sereno e soddisfatto nel prendervi cura di persone malate e anziane?

Vi sono tanti altri metodi per valutare le decisioni da prendere; alcuni, come l’albero delle decisioni, sono complessi e impegnativi ma in ogni caso ricordate che il tempo e l’energia che investirete nel valutare la decisione saranno ben spesi e ne sarete ricompensati, laddove la non decisione ci farà spesso pagare un alto interesse chiamato comunemente rimpianto.

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