La violenza del progresso

Ore 9 di una mattina bollente, in qualità di volontario sono nell’ufficio del CUP di Rastignano per raccontare ai pochi utenti che ancora non lo sanno, una storia di ordinaria Spending Review: cari signori poichè siete in pochi, anzi pochissimi, il servizio di prenotazione non verrá più erogato e dovrete quindi recarvi a…… oppure usare il Numero Verde o……ma no, di usare Internet neppure a parlarne per tanti di loro.progresso1

Si tratta perlopiù di anziani o immigrati, hanno reazioni composte e rassegnate, sanno che protestare non serve.

Loro la sindrome da impotenza indotta non hanno bisogno di leggerla sui libri di Seligman , la vivono tutti i giorni.

Squilla il telefono.

La voce è quella di una donna sicuramente anziana, pronuncia e scelta delle parole indicano una persona di una certa cultura.

Mi dice che ha un problema che non sa come risolvere ma è timida e impacciata nell’esprimerlo, facendola chiacchierare tranquillamente alla fine viene fuori che deve cambiare la data di un visita di controllo “….ma su tutte queste carte vedo due date diverse e non vorrei fare una brutta figura, sa!  Non è che mi sgridano?”

Le spiego il motivo delle due date, dicendole che la burocrazia è complicata per tutti e non solo per lei, che non deve preoccuparsi quindi, le spiego come fare a cambiare la prenotazione e la tranquillizzo che nessuno la sgriderà perché non vi è alcun motivo.

Mi fa capire da cosa nasce il suo timore: “Vede, mi dice, io ho 82 anni e da poco ho perso anche mio marito. Alla nostra età abbiamo sempre paura di sbagliare, di non aver capito, di fare una brutta figura”

E poi conclude: “Lei come si chiama?”

Mi chiamo Massimo signora”

“Bene Massimo, non cambi mai e resti sempre così gentile e paziente. Noi anziani abbiamo bisogno di persone che ci spieghino con calma e non di quei cosi meccanici (suppongo parli dei risponditori automatici) che non capisco mai cosa vogliono”

“Grazie signora, buona giornata”

C’é tempo di riflettere qui, anche se il caldo soffocante sembra in grado di compromettere perfino i pensieri.

Dunque il progresso cammina senza guardarsi intorno e certo senza voltarsi indietro, sullaProgresso schiaccia sua strada lascerà quelli che volutamente non vogliono più saperne e di loro, scusatemi, non ci cureremo perché hanno consapevolmente deciso di tirarsi fuori da questa assurda gara che è a volte la vita.

Lungo quella strada però troveremo anche quelli che il progresso ha distanziato o addirittura quelli che sono stati travolti dalla sua macchina in corsa.

Può esserci progresso senza attenzione ai deboli?

Forse la temperatura mi fa straparlare, ma se accade questo allora non dovremmo chiamarlo progresso bensì innovazione tecnologica e la tecnologia si sa è fredda e impersonale.

L’innovazione, se vuole meritare il nome di progresso, non può avere in conto solo l’efficienza economica.

Deve infatti essere civile e sociale, deve badare alle categorie deboli della nostra società rispettandone i diversi ritmi e tempi di apprendimento.

Ecco perché quando progettiamo innovazione, dovremmo includere i metodi per renderla fruibile a tutti senza che restino persone sorpassate lungo la strada che non potranno fruire dei benefici impliciti nell’innovazione stessa.

sb10062212u-003Ecco perché dobbiamo apprezzare e valorizzare iniziative come Pane e Internet che cerca di attenuare il “digital divide” alfabetizzando quelli che sono rimasti indietro ma vogliono imparare per recuperare la strada persa.

Ecco perchè stare qui in quest’ufficio incandescente, a dare spiegazioni guardando negli occhi le persone e sorridendo, non è stato tempo perso, anzi!

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