Le intelligenze di casa nostra

Mercoledì 22 ho partecipato a una serata della Comunità Solare di San Lazzaro. Il bello di queste serate è che, oltre ad aggiornare su quello che si può fare per risparmiare energia, si concludono sempre con qualche cosa di interessante: un filmato, un racconto, qualcosa che ci collega all’energia e a un futuro sostenibile.

Il 22 è stato il turno di un bellissimo documentario di Andrea Pavone su “Paolo Pasquini Architetto”. Una storia emozionante, che si estende su quarant’anni di vita di Bologna e di un genio vulcanico che da queste terre avrebbe potuto invadere il mondo con i suoi prodotti geniali e, soprattutto, utili, se… ma di questo parliamo dopo.

Per farla breve, e per occuparci soltanto di una piccola parte degli interessi del protagonista di questo articolo, Paolo Pasquini progettava veicoli per il lavoro, l’agricoltura, il trasporto di merci e persone, le corse, veicoli con un denominatore comune: erano elettrici!

Boxel
Boxel: Il veicolo elettrico da carico progettato a Bologna da Paolo Pasquini

Se pensiamo a quanto interesse c’è ora per i veicoli elettrici e ibridi, e per l’impatto positivo che potrebbero avere sulla vivibilità delle nostre città, si può ben dire che Pasquini era decenni avanti, negli anni 70.

Inoltre Pasquini aveva pensato anche al processo produttivo: una struttura semplice da realizzare e poco costosa, che poteva essere sviluppata in capannoni diffusi sul territorio, con basso impatto ambientale e alto e diffuso impatto sull’occupazione, un concetto di economia sostenibile che era avanti anni luce rispetto ai mega-impianti che sconvolgono territori e assetti sociali.

Boxel corsa
Il Boxel trasformato in auto da corsa elettrica

Vedere i filmati di tanti decenni fa, i passi artigianali della creazione di questi veicoli, la loro trasformazione in veicoli da corsa che vincevano, con Andrea Pavone alla guida, gli amministratori locali dell’epoca che cantavano le lodi di questo piccolo miracolo industriale mi ha riempito di soddisfazione… Però mi ha lasciato anche con alcune domande prive di risposta e una punta di rimpianto: perché questi veicoli, che al di là dell’aspetto un po’ buffo avevano indubbie qualità tecniche, non hanno trovato spazio nella grande produzione industriale? Perché non hanno invaso le nostre città come supporto pulito e silenzioso alle attività commerciali? Forse la classe imprenditoriale automobilistica nostrana ha mancato di coraggio e capacità di innovare? Pare che la classe imprenditoriale nostrana abbia preferito lasciare alla grande industria straniera l’onere e l’onore di queste innovazioni, non belle ed emozionanti come Ferrari e Ducati, ma certamente utili, e probabilmente anche redditizie.

Link di approfondimento
Paolo Pasquini Architetto
Il coraggio dei Boxel
Comunità Solare di San Lazzaro

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Un commento

  1. Ho letto l’articolo tutto d’un fiato con grande interesse, ma quanta tristezza. Nel 2015 in Italia stiamo ancora parlando di preistoria della motorizzazione… E avremmo potuto essere i trascinatori di un nuovo mondo, più sostenibile e pulito.

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