IL PASSANTE NORD VA IN ARCHIVIO

Si è svolto Martedì 12 Gennaio 2016 presso la sala 77 del Circolo ARCI di San Lazzaro un incontro pubblico avente come oggetto: “Il Passante Nord va in archivio”.

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Gianni Galli, presidente del comitato di cittadini che ha proposto la soluzione alternativa, ha introdotto la serata riassumendo l’avvincente storia del passante nord.
Tutto ebbe origine nel 2002 quando nacque il comitato per la costruzione del passante nord che avrebbe dovuto risolvere il nodo bolognese. Fino al 2014 però non vi sono stati eventi degni di nota per quella che riguarda la nostra storia poiché, come tutti i progetti prima va pensato e poi applicato, dunque questi 12 anni sono per lo più stati animati da discussioni e progettazioni in merito. Il 29 Luglio 2014 poi si ha la svolta nel momento in cui viene firmato l’accordo che rimette in moto il passante nord. Questo accordo fu firmato da Virginio Merola (sindaco di Bologna), Giacomo Venturi (vice-presidente della provincia) e Alfredo Peri (assessore regionale). Non vi fu però la firma di alcun sindaco, e a breve scopriremo anche il perché. Tra il 2014 e il 2015 infatti partì l’informazione sull’accordo dato che nessuno sapeva nulla, ne i cittadini, ne i consiglieri e tantomeno i sindaci! Nel Gennaio 2015 la discussione sul Passante venne portata all’interno dei consigli comunali grazie anche al contributo delle associazioni agricole. Nell’Ottobre 2015 ci fu un’altra importante svolta: Autostrade per l’Italia presentò il progetto concreto. ALLARME! I sindaci si allarmano per quello che il progetto implica: un’importante ricaduta sui territori di un progetto troppo invasivo anche per il nodo Bolognese, che avrebbe creato solo pericoli oltre al rischio di non essere la soluzione al problema. Il Passante Nord praticamente sarebbe stato una deviazione dell’autostrada con due corsie per senso di marcia richiedente costruzione di viadotti e solo in alcuni punti di tre corsie. Il punto più cruciale è che il passante avrebbe fatto fare 37 Km in più agli automobilisti dell’autostrada. Alzi la mano chi ha voglia di fare 37 Km in più quando può comodamente risparmiare 37 Km di benzina semplicemente uscendo per prendere la tangenziale e una volta passata Bologna tonare comodamente in autostrada! Dunque fu proposto di aumentare il prezzo dell’uscita al casello di Bologna, ma così facendo i Bolognesi avrebbero dovuto pagare loro il passante nord (essendo gli unici a dover uscire li per forza). Dati questi enormi problemi il 5 Novembre 2015 è stato svolto un convegno presso l’Università di Ingegneria di Bologna per trovare le criticità del piano e risolverle. Dunque si è optato per un piano alternativo al passante: lasciare la strada li dov’è ma potenziarla. La nostra storia dunque finisce negli ultimi mesi del 2015 quando il Sindaco Virginio Merola insieme ai Sindaci delle zone interessate ha concordato nell’archiviare il Passante Nord per continuare con il piano alternativo.
Severino Ghini, coordinatore del comitato facente parte anche Galli, dunque ha spiegato in cosa consiste il piano alternativo.
Essendo saltato il Passante Nord (dal costo di 1 miliardo e 100 milioni di euro) è giusto spendere quei soldi per risolvere in modo alternativo lo stesso problema che il passante avrebbe dovuto affrontare. Come anticipato da Galli i comuni interessati sono favorevoli alla proposta alternativa. Il modo migliore di operare dunque è quello di creare un elemento propositivo per la città e operare per non creare scontri che possono solo essere dannosi ma collaborazioni positive. Bisogna tenere conto che il nuovo progetto deve essere sostenibile e quindi non invasivo per i territori. Alcuni dati relativi al territorio bolognese:
ABITANTI: 979277
SUPERFICIE: 3702 Kmq
SUPERFICIE AGRICOLA TOTALE: 2100 Kmq
SUPERFICIE NECESSARIA AL SOSTENTAMENTO DEL BOLOGNESE: 2089 Kmq
La pianificazione Bolognese degli anni ’70 infatti non prevedeva limiti allo sviluppo, nonostante nel ’72 il Massachussets Institute of Tecnology aveva notificato questi limiti, ma già nell’Unità del 24 Giugno dello stesso anno queste teorie venivano tacciate di voler fermare lo sviluppo e la crescita. La proposta del 2004 inoltre teneva conto di previsioni rivelatesi poi errate, poiché si credeva che l’aumento del traffico sarebbe cresciuto in maniera esponenziale, mentre invece già dal 2010 circa il traffico ha iniziato a calare (nota bene: si parla del traffico di auto percorrenti quotidianamente l’autostrada e la tangenziale nel bolognese).
Ai lati della tangenziale vi sono delle scarpate larghe tra i 9 metri e gli 11 metri per lato. Per legge una corsia deve essere larga circa 3 metri, dunque si possono comodamente aggiungere le 2 corsie per senso di marcia senza tra l’altro che il cantiere interferisca con il traffico (come imposto da Autostrade per l’Italia). La costruzione di queste nuove corsie inoltre necessita di un tunnel sotto alle corsie più esterne che può essere utilizzato per far passare un mezzo di trasporto su rotaia riducendo ancora il traffico e l’inquinamento. L’alternativa inoltre costa meno del passante nord, quindi i soldi risparmiati possono essere utilizzati per rendere il tutto più ecologicamente sostenibile montando pannelli fotovoltaici ai lati della strada (quindi senza togliere spazio all’agricoltura, grande handicap dei parchi solari) e coprendo la strada con tetti erbosi.
La proposta alternativa dunque sarebbe molto vantaggiosa rispetto al passante nord poiché sarebbe più corto il percorso, non creerebbe i 500 ettari di devastazione necessari per il passante, darebbe un’ alternativa al trasporto su gomma (il trasporto su rotaia), è più economica e sarebbe pronta entro quattro anni contro i tempi del passante che richiederebbe più di dieci anni.
Un rappresentante dello studio ingegneristico “Itegrated Design” ha poi illustrato le tecniche esecutive del passante.
Il tutto verrebbe realizzato con tecniche costruttive già utilizzate. Si prevedono dunque 4 corsie (tre più quella di emergenza dinamica) per senso di marcia sia per la tangenziale che per l’autostrada. Per realizzare ciò dunque sarà necessario allargare i ponti presenti e creare nuovi sottopassi (che verrebbero creati con la tecnica del sottopasso a spinta, spingendo nella terra il cilindro cavo che fungerà da parete del sottopasso). Per quelle che sono le opere in linea (i muri di sostegno) si utilizzerà la tecnica delle “bilastre su platea”. Per quello che invece riguarda i pali di sostegno si eviteranno i diaframmi in cemento armato poiché troppo impattanti per l’ambiente e di difficile smaltimento. Si utilizzeranno dunque dei pali filettati per poi fissarli una volta inseriti con delle colate di cemento (praticamente questi pali entrerebbero nel terreno come un cavatappi). Prima quindi verranno messi i pali di sostegno per poi creare intorno tutto il resto. I costi nel loro complesso sono di circa 750 milioni di euro (tenendo conto già di un 10% di imprevisti).
Dopodiché è intervenuta Isabella Conti, consigliere metropolitano con delega alla pianificazione, nonché sindaco di San Lazzaro, spiegando il perché di questo cambio di rotta tra il passante nord e la proposta alternativa.
Noi oggi osserviamo il piano del passante nord con il senno di poi su un progetto dei primi anni 2000, ma se il progetto impiega 15 anni ad essere realizzato, esso verrà concluso su un’idea già datata. I Sindaci dei territori interessati si sono riuniti per fissare dei paletti su come il passante nord dovesse essere fatto. “Non dobbiamo pensare di risolvere problemi nuovi con soluzioni vecchie” ha detto il Sindaco Conti. Dobbiamo scegliere se continuare ad affrontare i problemi nuovi con sistemi vecchi già rivelatisi fallimentari o se rischiare diventando pionieri delle nuove soluzioni. San Lazzaro ha moltissimi cantieri e sono tutti di riqualificazione urbana! I comuni non hanno più bisogno di espansione. Entro fine gennaio 2016 l’Emilia Romagna porterà a Roma il piano alternativo istituzionalmente condiviso.
Infine è intervenuta un’esponente del circolo di Medicina per Legambiente ricordando come non dobbiamo limitarci ad avere una sola possibilità di trasporto, la gomma, per muoverci, ma è giusto che ognuno possa scegliere il tipo di trasporto che preferisce o che gli risulta più comodo in modo da potersi muovere in maniera più funzionale. Oggi vengono consumati 7 metri quadri di terra al secondo, dobbiamo utilizzare quello che abbiamo e farne un uso migliore.

Così si è concluso l’incontro. Per avere maggiori informazioni sul tema si può accedere al portale www.passantenord.org

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