I GIORNI DELLA LIBERAZIONE DEL SAVENA E DEI SUOI CANALI

0 carri armati al Molino Parisiodi Stefano Rimondini

Nella notte tra il 20 e il 21 aprile 1945 i partigiani occuparono le posizioni chiave di Bologna. Le truppe tedesche si erano ritirate da poche ore, incapaci di contrastare l’avanzata degli Alleati. Il fronte, era fermo da novembre, aveva provato duramente la popolazione civile con fame e bombe, ed era stato rotto dopo i combattimenti dei giorni precedenti dai  Polacchi del 2° Corpo d’Armata, alla Gaiana, vicino a Osteria Grande, e dagli Americani della 5° Armata, a Fabbrica, vicino a Livergnano. Per ragioni politiche, venne data precedenza all’entrata in città da est, per la via Emilia, alle truppe polacche del generale Anders anche se all’ultimo momento, pare sia passata in testa una compagnia di soldati Italiani della Legnano.

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MOLINO PARISIO, IMMAGINE FINE OTTOCENTO

 

I carri armati americani passarono invece il Savena in un guado a monte della Chiusa di San Ruffillo, essendo il ponte crollato, poi seguirono il corso del canale e confluirono in via Toscana all’altezza del Molino Parisio, come ben si vede dalla rara foto, dove si riconosce la ciminiera allora intatta ed ora mozzata. Gli interventi di demolizione sono dell’8 giugno 2012, a seguito del terremoto delle settimane precedenti, che aveva procurato, come da perizie, lesioni strutturali importanti e insanabili. “Nulla che non potesse essere riparato  in tempi brevi e con modica spesa” a detta di molti, ma la proprietà dello    stabile,    sollecitata    dalle  richieste   di  messa  in   sicurezza,    ha

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CIMINIERA DEMOLITA

preferito demolire rapidamente la ciminiera, nonostante numerosi, accorati e importanti appelli di richiamo alle leggi regionali di tutela del paesaggio storico. Si è così perso uno dei pochi antichi punti di riferimento del territorio, presente e svettante da un secolo e mezzo, amata e familiare, anche se in disuso da tempo.

 

 

2 disegni Chiuse S.RuffilloIl Molino Parisio era uno dei quattro mulini che traevano energia dalle acque del canale di Savena. Questo, un’ opera di ingegneria idraulica straordinaria del XIII secolo, in parallelo con il canale di Reno, anche se con una portata di soli 2 mc al secondo ( un decimo di quella del Reno) aveva dato un significativo impulso industriale a Bologna. Era il petrolio dell’epoca, e sta per entrare nell’elenco dei beni da salvaguardare dell’UNESCO, come una delle opere idrauliche funzionanti più antiche al mondo, forse la più antica.

Il Canale di Savena nasce dalla Chiusa di San Ruffillo, pochi

1 Chiuse S.Ruffillo
CHIUSE DI SAN RUFFILLO

 metri a monte del ponte, e scorre alla destra della via Toscana, per la maggior parte tombato, fino al Molino Parisio, dove passa a sinistra della via, per arrivare dopo un percorso di oltre quattro chilometri dalla Chiusa, alla Chiesa della Misericordia, presso Porta Castiglione, dove entra in Città.

 

Anticamente forniva acqua al fossato della cerchia del Mille, mentre in tempi recenti, con diramazione di chiaviche, al laghetto dei Giardini Margherita. Entrando in Città si

6 via Rialto prima
CANALE DI SAVENA IN VIA RIALTO

divideva, scorreva al centro di via Castiglione e poi via Rialto, tutta d’acqua con portici a lato, fino a metà ‘800 e le sue chiaviche secondarie alimentavano la lavorazione della carta di via Cartolerie, e successivamente di Cartolerie Nuove (via Guerrazzi),

 

7via Rialto dopo
VIA RIALTO, DOPO INTERRAMENTO

di orti e attività varie. In via Moline confluiva poi nell’ Aposa, che proveniva da sotto le Due Torri ed è ora visitabile per un chilometro di percorso sotterraneo, e fuori Mascarella si immetteva nel Savena abbandonato.

3 molino foscherari
MACINE DEL MOLINO DEI FOSCHERARI

Oltre al Molino Parisio, gli altri tre mulini del canale di Savena erano il mulino dei Foscherari, della nobile famiglia di via dei Foscherari, attivo fino all’800 e divenuto poi una cartiera nel ‘900, in funzione fino al 1958. Ne restano quattro macine in sasso, in un’aiuola prima della COOP di via Corelli. Un altro mulino è quello di Frino, o di Belvedere, tra via Murri e Santa Chiara e l’edificio è ancora esistente, convertito in abitazioni.

L’ultimo, subito prima di entrare in Città era il Mulino Castiglione, o della Misericordia, già presente a fine 1200.

4 lavatoio chiesa Annunziata
LAVANDAIE NEI PRESSI DEL MOLINO DELLA MISERICORDIA

Nel piazzale antistante la chiesa c’era un pubblico lavatoio, e nel canale i ragazzini facevano il bagno, risalendolo rapidamente a nuoto e riaffiorando a lato dei Giardini, all’arrivo dei gendarmi.

Il Molino Parisio, costruito nel ‘600 dalla nobile famiglia dei Parisi, quelli di via Parigi, a fine ‘700, con quattro macine, a pieno ritmo, macinava due tonnellate di frumento in 24 ore. Il borgo ospitava anche una stazione di Posta e di cambio cavalli. La ciminiera è stata aggiunta a metà ‘800 per allontanare i vapori delle turbine, montate per continuare l’attività anche in penuria d’acqua.

ACQUE dentro le mura
CANALI DI BOLOGNA

Nello stabile era presente una lavanderia poi divenuta tintoria. La vita delle lavandaie era povera, dura e decisamente malsana, in particolare d’ inverno, con le mani devastate dai geloni. Qui si lavavano i panni di comunità importanti, dell’Hotel Baglioni, del convento Antoniano, delle Ferrovia dello Stato. L’asciugatura della biancheria avveniva all’aperto nella bella stagione, nel prato dietro al mulino, che venne però requisito prima dell’ultima guerra, per allargare la caserma dei carristi, Mazzone, ora dismessa dal 2005. Anticamente vi era presente il forte Beldiporto, toponimo che richiama sempre alla abbondanza di acque.

Nei locali dell’antica lavanderia è ora presente l’Associazione culturale Rosa dei Venti, che si occupa di salute e benessere olistico.

E’ stato l’ultimo mulino di Bologna a cessare ogni attività inerente e con la demolizione della ciminiera se ne è persa gran parte della memoria di paesaggio. Restano le foto e il ricordo.

BO.ACQUE
LE ACQUE E I CANALI DI BOLOGNA. LE FRECCE INDICANO IL CANALE DI SAVENA
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