Chi era Re Enzo?

A cura di Elisa Barbari  ely

Chi era in realtà il famoso Re Enzo?  Strano ma vero, non era nemmeno un re. 

palazzo Re Enzo
Palatium Novum- Ora Palazzo Re Enzo

Si chiamava Heinrich Hohenstaufen,  figlio naturale di Federico II di Svevia, il nipote di Federico Barbarossa. Il suo vero nome, Heinrich, venne italianizzato scorrettamente in Enzo (per distinguerlo dal fratellastro Enrico, primogenito legittimo e figlio di Costanza d’Aragona). Soprannominato il Falconello fu abile falconiere, guerriero impavido ma anche fine poeta e canzoniere 

Giudicati_sardi_1.svgEnzo sposò Adelasia, vedova di Ubaldo Visconti, sovrano del Giudicato di Gallura, uno Stato indipendente della Sardegna medievale. L’imperatore Federico II concesse al figlio Enzo e alla moglie Adelasia il titolo Re e Regina di Sardegna, nomina fittizia e priva di valore. Infatti Adelasia succedette solo formalmente a Ubaldo Visconti. Non avendo avuto figli, Ubaldo designò suo erede testamentario il parente più prossimo, Giovanni Visconti che riuscì ad impadronirsi ben presto della propria legittima sovranità. Nel 1239 a capo dell’esercito imperiale del padre partì in una campagna militare che durò 10 anni.  Nel frattempo Adelasia ottenne l’annullamento del matrimonio ed Enzo perse così i titoli ottenuti in seguito a quell’unione. Enzo però continuò per il resto della sua vita a fregiarsi impropriamente del titolo regale. Durante il tentativo di annessione delle città del nord all’impero e favorendo l’instaurarsi di signorie ghibelline, si scontrò con la Lega Lombarda dei comuni guelfi che combatterono duramente per anni fino alla battaglia della Fossalta (Modena), dove le milizie bolognesi riuscirono a catturarlo nel 1249.

re_enzo
Cattura di Re Enzo durante la battaglia della Fossalta

Portato a a Bologna come un trofeo, lo rinchiusero nel Palatium Novum (attuale Palazzo Re Enzo) non ancora ultimato e originariamente destinato a ospitare gli uffici del podestà. I bolognesi riunitisi in consiglio stabilirono a priori che Enzo, a differenza degli altri detenuti, non potesse essere  riscattato. Federico II  tentò invano di liberare il figlio, il rifiuto di trattare un riscatto  fu una scelta azzardata e arrogante da parte dei bolognesi che per loro fortuna ebbero a che fare con una dinastia ormai al tramonto.  Ogni speranza di essere liberato svanì con la morte dell’imperatore. Enzo non poteva esserne l’erede poichè, così come previsto per i figli nati fuori dal matrimonio, era escluso dalla successione imperiale. La sua prigionia si trasformò in detenzione a vita. Inizialmente confinato in una gabbia fissata al soffitto, presto ebbe un trattamento più consono al suo rango: sedici persone furono incaricate della sua custodia. Era fatto divieto alle guardie di rivolgergli parola. Nessuno poteva parlare con Enzo se non in casi straordinari e solo in presenza dei custodi. Col tempo la detenzione divenne sempre più permissiva fino a concedergli di uscire in Piazza Maggiore ed avere compagnia femminile. Leggenda narra che tentò la fuga nascondendosi dentro una gerla da cui però fuoriuscì una ciocca della sua chioma dorata che lo fece scoprire.
Morì nel 1272, dopo 23 anni di prigionia. Il suo corpo fu imbalsamato e deposto nella Basilica di San Domenico con abiti regali e onoranze solenni a spese del Comune di Bologna. Nel 1376 all’interno del sepolcro furono rinvenuti corona e spada, le sue ossa furono poste dietro una lapide nella stessa Basilica in cui si trova tutt’ora
.

re enzo
Basilica di San Domenico. Nella parte inferiore  della lapide è raffigurato Re Enzo
Annunci

One comment

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...