L’Expo emiliano del 1888

A cura di Elisa Barbari ely

Nel 1888 in concomitanza dell’ottavo centenario dell’Università più antica dell’occidente, si svolse “La grande esposizione emiliana” dell’industria e dell’agricoltura. Un evento di portata internazionale  paragonabile all’attuale expo. Allestito presso i Giardini Margherita dove trovarono spazio anche la prima mostra di musica e strumenti della storia e un’area espositiva delle Belle Arti presso San Michele in Bosco, raggiungibile col tramvia a vapore e funicolare a doppio binario. 

funicolare
Collegamento funicolare a San Michele in Bosco

Alla cerimonia d’inaugurazione presenziarono il re Umberto I, la consorte Margherita di Savoia e il Presidente del Consiglio Francesco Crispi oltre a ministri, sindaci, centinaia di associazioni e grande partecipazione popolare. La benedizione arrivò dalla Madonna di San Luca condotta appositamente ai Giardini Margherita dal clero bolognese in processione. I reali tennero il discorso di apertura nel Salone della Musica, poi proseguirono con l’inaugurazione dei vari padiglioni accompagnati da bande ed esultanza generale. Il grande evento non mancava di spazi ricreativi come il tiro a segno, il pallone aerostatico e persino le montagne russe direttamente dalla Finlandia. E poi  spettacoli, balli, congressi giochi e gare sportive. Si proseguì con l’area espositiva delle Belle Arti per concludere a tarda notte con una sfarzosa festa in Montagnola che culminò con incredibili spettacoli pirotecnici.

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Testata del periodico dedicato alla grande Esposizione Emiliana del 1888
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Uno dei quattro gruppi scultorei della fontana del Sarti (ora al Giardino della Montagnola)

 

Inizialmente l’Università di Bologna cercò di ottenere vicina la sede dell’evento sperando di utilizzare poi come laboratori scientifici i moderni padiglioni espositivi. Il comitato organizzativo optò invece per il Passeggio Regina Margherita (così si chiamavano all’epoca gli omonimi giardini) al cui ingresso fu posta un’imponente fontana, composta da quattro gruppi di statue raffiguranti sirene, leoni e serpenti. L’opera, realizzata da Diego Sarti, è una delle poche realizzazioni sopravvissute al disallestimento: fu infatti smontata pezzo  per pezzo e   trasferita  al Giardino della Montagnola, dove si trova tutt’ora. 

padiglione industria
Padiglione dell’Industria, Giardini Margherita 1888

Nel padiglione dell’industria numerose officine, tra cui anche la Calzoni, esponevano macchinari e tecnologie d’avanguardia. All’interno dell’edificio si trovavano i chioschi della cioccolata Majani e  della Buton. Una ditta modenese allestì un padiglione interamente dedicato ai prodotti suini, sfoggiando una mortadella di 150 chilogrammi. Vi erano poi il padiglione dedicato all’elettricità e altre costruzioni più piccole: lo chalet per l’Apicoltura; il Padiglione della Croce Rossa completo di 50 letti da ospedale da campo; il lavoriero per la pesca delle anguille allestito nel laghetto dei giardini e la capanna del Club Alpino Italiano che esponeva  animali impagliati, attrezzature per le escursioni e foto di paesaggi montani.

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salone della musica
Salone dell Musica
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Fontana del Sarti all’ingresso dei Giardini Margherita, dietro il  Palazzo della Musica

Dietro la fontana del Sarti spiccava il maestoso Palazzo della Musica. La struttura rinascimentale era dotata di un salone da 2000 persone per i concerti sinfonici e una sala da 1500 posti per la musica da camera. Giuseppe verdi fu nominato Presidente onorario della mostra di antichi strumenti ad arco ospitata nel Palazzo della Musica, fu la prima esposizione internazionale della storia dedicata esclusivamente alla musica. Questo padiglione fu demolito al termine della rassegna, seguendo gli accordi stipulati dal Comune con la contessa Tattini: al termine della manifestazione il Palazzo doveva essere smantellato perchè ostruiva la visuale della Villa di cui la contessa era proprietaria in Via Sabbioni. In generale comunque dopo ogni expo le strutture realizzate non vengono conservate. Un vero peccato. La manifestazione durò sei mesi e registrò oltre 500 mila visitatori, tuttavia  si concluse con un grosso deficit colmato poi dalle casse Comunali di Bologna e Provincia. Se da un lato questo evento pesò alla città sul piano economico, dall’altro rappresentò l’inizio del progresso e dell’innovazione di una Bologna sempre più orientata  alla cultura. I maestosi edifici adornati da preziosi monumenti, seppur temporanei, lasciarono segno indelebile nella memoria storica della nostra città.

 

 

 

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