galleria Petronio, eroe d’altri tempi

A cura di Elisa Barbari  ely

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Bologna, 1500

Correva l’anno 1506, Papa Giulio II deciso a riconquistare Bologna avanzava inesorabile verso la città trovandosi già a Castel San Pietro. Bologna era accerchiata: a sud le truppe fiorentine, a nord quelle del duca di Mantova e Ferrara eran giunte alla volta di Budrio. Sul lato est l’esercito francese di Luigi XII stava già bombardando il ponte del Reno.

Per Giovanni II Bentivoglio le cose si erano messe davvero male.

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Giovanni II Bentivoglio

Ora qui esistono due versioni. Una versione vede Giovanni impegnato a combattere sul campo di battaglia fino a rassegnarsi a cedere la resa all’ultimo. Un’altra versione racconta di un Giovanni Bentivoglio che finge di recarsi in combattimento ma che in realtà  ogni giorno si ferma appena fuori porta organizzando la propria fuga, quella della sua famiglia insieme a tutti i  suoi averi. Di certo sappiamo che Giovanni scappò da Porta San Mamolo tradendo Bologna e i bolognesi con accordi segreti proprio col nostro peggior nemico, il pericoloso esercito francese per aver salva la vita.

I petroniani, all’oscuro di tutto, restarono in balia degli eventi per un lasso di tempo imprecisato in cui nessuno era al comando della città mentre la ferocia delle truppe francesi non conosceva tregua e continuava a bombardare da fuori porta San Felice.

Appena i bolognesi capirono di essere completamente allo sbaraglio senza alcuna guida, reagirono con prontezza e coraggio. Le cronache dell’epoca descrivono come quella notte non ci fu persona alcuna, che non si armò contro i francesi: giovani, vecchi, donne, preti e bambini. Ma le bombarde francesi ebbero la meglio riuscendo a colpire il cassero della porta fino a farlo crollare. Bologna sembrava ormai spacciata quando l’intervento di un cittadino comune, tale Petronio della Sega, stravolse l’esito degli eventi con la sua astuzia. gradaPetronio, insieme a pochi altri concittadini, ostruì la Grada, il pesante cancello posto a sbarramento del Reno in corrispondenza delle mura, bloccando il corso d’acqua con qualsiasi mezzo gli capitasse a mano come pietre o legname.

In quella notte piovosa i francesi non si accorsero dello straripare del canale Reno verso il loro accampamento posto nell’avvallamento di quelli che un tempo furono i Prati di Caprara, fuori porta San Felice che “è luogo basso a guisa di una conca. L’acqua sommerse tutte le artiglierie, le baggaglie, trabacche et padiglioni¹ 

Quando i francesi si accorsero dell’allagamento era ormai troppo tardi. I loro viveri sprofondati nel fango così come la polvere da bombarda e le artiglierie rese inutilizzabili li costrinsero, così zuppi fradici, ad accordarsi coi bolognesi per lasciare il campo di battaglia portando con sé solo la propria rabbia in cambio di qualche provvista di pane. Intanto dentro le mura i cittandini esultavano trionfanti per l’inaspettata vittoria. E più di tutti acclamavano lui, Petronio della Sega. Nel 1500 accadeva anche questo, che un comune cittadino per una notte si trasformasse in eroe salvando la città da saccheggio e distruzione grazie alla sua astuzia. Un’intuizione vincente che salvò molte vite. Un’impresa eroica che, seppur a distanza di secoli, è bello ricordare.

¹Ghirardacci, Historia di Bologna, parte II

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