galleria Napoleone in città

A cura di Elisa Barbari ely

Il 17 giugno 1796, settemila soldati di Napoleone si accingevano ad occupare Bologna. Dopo aver marciato a lungo, raggiunta la via Emilia, entrarono in città da Porta San Felice. Anziché una battaglia, trovarono ad attenderli cittadini festosi, palazzi e mura con bandiere, drappi colorati e addobbi. I francesi restarono sorpresi della sfarzosa accoglienza in una città del papato.

Ma quello non era un benvenuto a Napoleone, bensì una stranissima coincidenza: ricorreva infatti la Festa degli addobbi, un’antica usanza istituita tre secoli prima in occasione della processione del Corpus Domini. Le parrocchie di Bologna la festeggiavano ogni 10 anni allestendo scenografie spettacolari ricche di tessuti colorati posti ad adornare finestre, volte e portoni. Quell’anno toccava alla soppressa parrocchia di San Matteo delle Pescherie che evidentemente fece proprio un bel lavoro, perché riuscì ad impressionare Napoleone. I bolognesi si guardarono bene dal confessare la ricorrenza e lasciarono i francesi pavoneggiarsi nella loro convinzione.

napoleonemonaci
Napoleone scaccia gli ecclesiastici da Bologna.               (Museo Civico del Risorgimento)

Napoleone lusingato da quel tripudio premiò i petroniani scacciando immediatamente il cardinal legato. Questo non aveva ancora terminato di fare i bagagli che il Senato cittadino era già stato radunato al completo. Nel giro di 6 ore dall’ingresso di Napoleone in città, Bologna si era trasformata in Repubblica. Ovviamente molto differente dalla Repubblica che conosciamo oggi, era piuttosto un connubio fra i principi rivoluzionari francesi e le antiche libertà comunali bolognesi. La carta costituzionale fu messa ai voti nella Chiesa di San Petronio. Vi immaginate San Petronio gremita di gente, fra stendardi, francesi, nobili, contadini e cittadini? Parteciparono proprio tutti ma votarono solo i rappresentanti di città e contado approvando la costituzione quasi ad unanimità (454 voti favorevoli su 484)

Appena conclusa la votazione uscirono festosi da San Petronio riversandosi in piazza Maggiore, dove nel frattempo era stato eretto l’albero della libertà, simbolo della sconfitta del regime pontificio. Consisteva in una pertica il cui vertice adorno di una ghirlanda d’alloro era decorato di nastri tricolore svolazzanti  e l’incisione “Eguaglianza, giustizia e libertà”. La politica di Bonaparte fu verso una cultura e una società laica e borghese. Ordinò la soppressione degli ordini religiosi e dispose la confisca dei loro beni: molti conventi furono trasformati in strutture pubbliche, ad esempio il Convento dei Monaci Certosini divenne un cimitero, l’attuale Cimitero Monumentale della Certosa. 

Il sogno di Bologna Repubblica autonoma durò molto poco: le mire espansionistiche di Bonaparte videro la città annessa ad altre realtà con la Repubblica Cispadana prima, Cisalpina poi e un susseguirsi di guerre fino al 1805 quando Napoleone si proclamò re di quello Stato preunitario chiamato Repubblica italiana. simboli_repubblica_cisalpina_13

 

Lo stesso anno tornò a Bologna. Per l’occasione fu eretto un arco di trionfo fuori porta San Felice. Fu accolto tra l’esultanza del popolo e parate militari, Antonio Aldini lo accompagnò nei luoghi più suggestivi di Bologna, da Palazzo Caprara al Colle dell’Osservanza. Fu qui che Napoleone incantato dal panorama pare abbia esclamato “C’est superbe!”. 

panorama
Veduta dal Colle dell’Osservanza -Foto di Cristina Ferri.

Aldini, nominato Segretario di Stato del Regno d’Italia, promise di costruirgli una residenza principesca proprio in quel luogo. Non perse tempo e si mise subito al lavoro realizzando in soli 5 anni (1811-1816) il Palazzo Bonaparte. Napoleone però non tornò mai più a Bologna e quella imponente Villa sul colle dell’Osservanza, da noi conosciuta come Villa Aldini, resta il più importante edificio in stile neoclassico di Bologna. Anche Pasolini non restò immune al suo fascino e qui girò alcune scene di Salò.

Villa Aldini, solenne e maestosa come Napoleone a cui fu dedicata, spicca e sovrasta ancora la sommità del Colle e da lì, pare posare il suo sguardo greve su ogni angolo della città. 

Villa Aldini -Foto di Cristina Ferri.

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