galleria La Certosa. Vi siete mai chiesti perchè si chiami così?

A cura di Elisa Barbari

Vicino allo Stadio Dall’Ara, ai piedi del Colle della Guardia, si trova il Cimitero della Certosa. Tutti i bolognesi sanno cosa sia ma forse non tutti conoscono la sua origine e la sua storia, ora ve la racconto.

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Foto Giorgio Ferrari

Con l’arrivo di Napoleone in città si procedette alla soppressione degli ordini religiosi, il provvedimento non risparmiò nemmeno i certosini che si videro costretti ad abbandonare il Convento di San Girolamo di Casara fondato nel 1334.

A questo si aggiunse l’editto napoleonico di Saint Cloud, che stabiliva la sepoltura al di fuori delle mura cittadine e in grandi spazi aperti. L’editto trovò rispondenza proprio nell’ex Convento Certosino che già dal 1801 cominciò ad essere adibito a cimitero civile.

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L’editto di Saint Cloud fu una normativa rivoluzionaria che mutò radicalmente urbanistica e tradizioni anche nei secoli a seguire: gli spazi di sepoltura relegati al di fuori dei centri abitati, dunque distanti dalla  quotidianità, rispecchiano la nuova mentalità che più o meno consapevolmente, confina la morte lontano dalla vita di tutti i giorni. Contestualmente sorge la Certosa, questo spazio sconfinato, oggetto di grande cura da parte dell’Accademia delle belle arti, i cui artisti e scultori  ne faranno uno dei cimiteri monumentali di maggior rilievo europeo.

Il 15 aprile 1801 viene sepolta la prima salma: Maddalena Brunini, una tessitrice deceduta per stenti. Ma il cimitero ospita anche personaggi celebri fra cui Giosue Carducci, Lucio Dalla, Giorgio Morandi, Alfredo Testoni, Anteo Zamboni, Giuseppe Dozza, Marco Minghetti, Severino Ferrari, Ottorino Respighi.

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I sepolcri di famiglia furono oggetto di grande cura e ricercatezza da parte di nobili e personaggi illustri che trasformarono questo cimitero in un vero e proprio “museo monumentale a cielo aperto”. Tra Otto e Novecento, Diego Sarti, Giacomo De Maria, Giovanni Putti,  Pasquale Rizzoli,  Giuseppe Romagnoli, arricchiscono la Certosa di un patrimonio artistico stilisticamente all’avanguardia per l’epoca. Anche in ambito letterario grandi scrittori come Stendhal, Carducci, Pascoli, Lord Byron e Charles Dickens  subiscono l’incanto di questi luoghi, tanto da scriverne poesie, versi o racconti.

Qui trova spazio anche il fascino dell’occulto: dalle testimonianze dei sepolcri che riproducono simbologie massoniche ed esoteriche, all’unica donna che possiede due monumenti funebri. Era una sonnambula, fu la chiaroveggente più famosa del XIX secolo, si chiamava Anna Bonazinga D’Amico, specializzata in consultazioni di Medicina Magnetica, sotto ipnosi formulava previsioni ed elargiva consigli ai suoi assistiti. Grazie ad un’efficace campagna di marketing con inserzioni pubblicitarie in varie riviste, riuscì a guadagnarsi fama a livello nazionale.

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Foto di Elisabetta Bignami

Dall’originaria stuttura monastica si dipartono spazi organizzati da logge e portici, creando scorci davero suggestivi nella loro unicità. Fra il 1801 e il 1811 l’architetto Ercole Gasparini collegò l’ingresso del cimitero alla zona del Meloncello, avendo cura di mantenenere una continuità formale col tratto di portici più lungo del mondo: quello di San Luca.  I lavori furono celebrati in pompa magna alla presenza delle autorità e dei cittadini. Nelle fondamenta dei nuovi portici venne posta, a memoria dei posteri, una medaglia di bronzo coniata appositamente in occasione dell’evento.

La Certosa di Bologna è senza dubbio un luogo ricco di significati, di storia e di arte che col tempo abbiamo dimenticato di apprezzare. Stendhal nel 1827 scriveva: “La vanité des habitants de Bologne est fière de leur cimetière: c’est une chartreuse à un quart de lieue de la ville” “La vanità degli abitanti di Bologna va fiera del loro cimitero: è una certosa a un quarto di lega dalla città.”

 

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