Test univeristari: utili o solo causa di terrore nelle università italiane?

Per capire meglio questa iniziativa invito alla lettura  dell’articolo Debate al Liceo Copernico dove illustro  in cosa consiste e come si svolge un dibattito.

Oggi pubblichiamo l’intervento della debater Martina Cenacchi 3^M.

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L’inizio dell’accesso selettivo all’università risale agli anni 80. Certo, la diffusione di questo fenomeno, soggetto a veramente tante polemiche, non è stato subito adottato da tutti i dipartimenti: solo dal 2009 gran parte delle università italiane sono diventate a numero chiuso. Ma partiamo dagli inizi: in cosa consiste il test universitario? Cosa comporta?

I test universitari sono stati ideati da alcuni atenei che decisero di limitare l’accesso alle varie facoltà, in particolare medicina, ma fu il Ministro Zecchino, nel 1997, che li rese vere e proprie leggi applicate in Italia.

Dunque, al giorno d’oggi, gli studenti, dopo ben cinque anni di studi, si trovano a sostenere un altro esame dopo quello della temuta maturità. Ciò richiede indubbiamente un enorme sforzo da parte dei giovani che, però, sembrano disposti a farlo poiché ne vale del loro futuro. Ma, ovviamente, le varie opinioni hanno creato divisioni, sancendo così i pro e i contro di queste “megaverifiche” decretate da Zecchino.

I pro affermano che, da quando questa normativa è entrata in vigore, si sono ridotti i casi di “favoritismi”: non c’è nepotismo e non vengono scelti solo i raccomandati. Agli occhi dei professori si è finalmente tutti uguali a prescindere dalla carriera medica del padre o dalla madre ministro. Così viene premiato l’ impegno del ragazzo e non quello del genitore.
Inoltre è anche necessario dire che è giusto testare e valutare le competenze di ciascun candidato. Un ragazzo che non conosce i principi della biologia e della chimica come potrebbe fare medicina? Un ragazzo che invece odia matematica e fisica come potrebbe fare ingegneria meccanica?
Non si tratta di “scartare la feccia”, come molti affermano, si tratta di selezionare le persone che in maniera più probabile riuscirebbero a portare a termine i propri studi.

D’altra parte, i contro, affermano che non sia giusto sottoporre i ragazzi ad un ulteriore esame. La maturità è un esame pesante di per sé, allora, perché doversi sacrificare per un’altra prova? Gli esami non sono una valutazione soggettiva per questi: entra in gioco la paura di sbagliare, l’ansia, l’agitazione. Insomma, come si pensa che un ragazzo che soffre di attacchi di panico possa passare in maniera egregia un esame, pur sapendo tutto delle  materie in questione, meglio di un ragazzo tranquillo per carattere? E’ giusto dare una possibilità a tutti, senza valutare il fattore intelligenza.

A questo punto la domanda sorge spontanea: i test sono dunque utili oppure sono solo una causa di terrore nelle università italiane?

Ognuno tragga le proprie conclusioni.

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