Paolina, VENERE IMPERIALE

di Stefano Rimondini

VEN 11 images3FF8LR2SUna delle cose più belle che si possono ammirare a Roma, e ce ne sono tante, é la statua di Paolina del Canova a Villa Borghese. È stata VEN 2 lawrenceeseguita da Antonio Canova il più grande scultore neoclassico tra il 1805 al 1809, bozzetti, modelli e opera finale. Nel 1804 quando il principe Borghese gliela commissionò per la neomoglie, pagandola poi 6000 ducati, cifra enorme per quei tempi, la famiglia Bonaparte era all’apice della gloria per merito di VEN 3 autoritrattoNapoleone, trionfatore su tutti i campi di battaglia e appena incoronato imperatore. Paolina, la sorella preferita, aveva quindi assunto il titolo di Altezza Imperiale. Aveva 25 anni ed era bellissima. Quando fu commissionata la statua ad Antonio Canova, il più grande scultore del tempo, questi aveva pensato di ritrarla come Diana cacciatrice. Paolina che era nata nel giorno di Venere, chiese di essere immortalata come una Venere appunto. VEN 8 imagesBYXDEBN8E Venere divenne, seminuda, sensuale, mollemente distesa, con la mela nella mano sinistra, appena scelta da Paride, come la più bella delle dee. Per il seno pare sia stato preso il calco direttamente da lei. E a chi le chiese poi se non era stato imbarazzante posare praticamente nuda rispose “…la stanza era ben riscaldata”. E  Canova la rese immortale.                  La statua completata ebbe per i contemporanei un tripudio di approvazioni, al punto che i servi di villa Borghese iniziarono ad organizzare visite a pagamento anche di notte alla luce delle torce, che aumentavano la suggestione. Dopo VEN 6 images5Q0Y74OLWaterloo e la caduta di Napoleone, la statua, nella restaurazione papalina, divenne scomoda e imbarazzante e la si riposizionò in una stanza defilata, visibile solo per pochi intimi. La stessa Paolina, pur notoriamente vanitosa, aveva scritto il 22 gennaio 1818 al principe: “Camillo vorrei pregarvi di farmi un piacere… So che talvolta consentite a qualcuno di veder la mia statua di marmo. Sarei lieta che questo non accadesse più, perché la nudità della scultura sfiora l’indecenza. È stata creata per il vostro piacere. VEN 7 imagesAD59PJ4AOra non è più così ed è giusto che rimanga nascosta agli sguardi altrui”.

Paolina si spense a Firenze, nel 1825, riavvicinata al principe Borghese dopo anni di separazione di fatto ed innumerevoli amanti. Canova era morto nel 1822 e il suo fratellastro, qualche anno dopo, aveva trasferito tutto il contenuto dell’immenso atelier di Roma a Possagno. E aveva donato i calchi in gesso al Comune dove venne allestito un Museo nella casa natale. La tecnica di esecuzione di Canova delle opere era complessa. Iniziava con disegni e bozzetti e poi modellini in cera o creta e poi in creta a grandezza naturale e infine veniva fatto uno stampo in gesso al negativo. Con questo veniva creato il modello in positivo e su questi venivano applicati i chiodini di repère in bronzo che servivano ai collaboratori col pantografo per sgrezzare il blocco di marmo. Solitamente, purissimo bianco di Carrara. Canova interveniva poi per l’ultima rifinitura E rendeva solo lui il marmo “leggero“. Infine applicava sulla superficie un sottilissimo strato di cera che rendeva vivo l’incarnato. Della lavorazione della Venere restano solo alcuni disegni e il modello in positivo con i chiodi di repère.

VEN 9 imagesGEB10ELZNel 1917, dopo Caporetto, il fronte si spostò sul Monte Grappa e gli abitanti di Possagno furono evacuati, alcuni fino in Sicilia.VEN 10 imagesN4KHBU63 Il paese venne presidiato da un contingente di soldati francesi. Per parecchi mesi ci furono bombardamenti e alcune granate caddero sul museo causando danneggiamenti e distruzione di parecchie statue. Narrano poi che soldati francesi staccarono la testa dal gesso di Paolina e la VEN 4 dicembre 6 - Copiaportarono in trincea dove andò distrutta. VEN 5 dicembre 5 - CopiaNella seconda guerra mondiale i gessi furono trasferiti nelle cantine del tempio canoviano, situato a poche centinaia di metri, onde evitare ulteriori possibili danneggiamenti. Molte statue furono restaurate o ricostruite, altre andarono perdute per sempre. La Venere restò senza testa. Nessuno osava, infatti,  prendere i calchi dal marmo di Roma per non danneggiare la delicatissima patina canoviana. Nel 2003 vennero fatti rilievi al laser della statua di marmo per poter ricostruire le parti mancanti con la tecnica di fresatura 3D. La nuova testa oltre ad una mano e ad un piede sono stati ben riposizionati.

Precisiamo che tutti ammirano a villa Borghese di Roma il marmo, ma l’originale modello in gesso della Venere è a Possagno, nel Museo Gypsoteca, alle pendici del Monte Grappa, paese natale di Canova ed è ora finalmente visibile nella sua bellezza e integrità ad un secolo dai danneggiamenti della guerra.

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